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55° ANNIVERSARIO DELLA PROVINCIA DI BOLOGNA - Consiglio straordinario, Palazzo Malvezzi
27 maggio 2006
Era il 27 maggio 1951 quando i cittadini del nostro territorio si recarono per la prima volta alle urne per eleggere il Consiglio Provinciale.
E’ dunque, una ricorrenza molto importante: per gli amministratori e gli eletti che si sono succeduti in questi 55 anni; per i dipendenti che sono il motore di questo corpo in continua trasformazione che è la Provincia; per tutti i cittadini del territorio, che con il loro voto danno la prima, fondamentale legittimazione al nostro lavoro, per i quali assumiamo questa responsabilità e a cui dobbiamo rispondere.
I festeggiamenti sono oggi al loro apice. Ci sono alcuni momenti salienti delle manifestazioni, che mi danno l’opportunità di evidenziare tre dimensioni forti del volto della provincia bolognese.
La prima. Il 25 aprile 2006 la Provincia di Bologna ha ricevuto dalle mani del Presidente della Repubblica la Medaglia d’Oro al Valore Civile.
Ero a Roma con una delegazione di rappresentanti delle diverse isituzioni, dell’associazionismo e del volontariato: l’emozione è stata davvero fortissima, anche per aver visto riconosciute con così alto onore le sofferenze e le fatiche che la comunità bolognese ha sofferto – ed offerto – dal 1943 ad oggi. La motivazione ufficiale ripercorre i difficili e drammatici avvenimenti della nostra storia, vissuti con protagonismo da tutto il territorio in questi decenni, e le tante dimostrazioni di impegno civile e di diffusa solidarietà.
La motivazione fotografa fedelmente il carattere della popolazione: forte nel momento della prova, consapevole dei propri doveri e della necessità di rispondere con fermezza e solidarietà alle prove decisive per la comunità, nel rispetto dei valori civili e umani.
La Medaglia d’Oro è consegnata alla Provincia di Bologna ma appartiene a tutti i cittadini bolognesi, come segno di riconoscimento ufficiale dei meriti. Ed è in questo senso che va letta: come simbolo di un alto profilo di cultura civica e di coesione che da sempre hanno contraddistinto questo territorio nelle sue scelte, nelle sue lotte, nelle sue dimostrazioni di generosità e solidarietà.
Un altro aspetto. Sullo scalone è stata allestita una mostra “La Provincia manifesta”. Abbiamo voluto evidenziare, attraverso la storia dei manifesti prodotti dall’Ente in questi anni, le diverse aree di competenza, le trasformazioni e i momenti cruciali della storia istituzionale e amministrativa della provincia, ed infine gli interventi che pur non di diretta competenza hanno visto l’Ente ugualmente protagonista.
Se infatti risaltano le iniziative ed i progetti strettamente attinenti alle nostre competenze – le scuole, le strade, la tutela della salute, il sistema delle autonomie locali, le pari opportunità, la formazione e il lavoro – ve ne sono alcuni che esprimono la dimensione volontaristica dell’azione dell’Amministrazione Provinciale.
E’ stato spesso naturale e spesso essenziale che la Provincia si proponesse come ente di promozione e coordinamento di azioni e progetti coinvolgenti più realtà nell’ambito territoriale, a fronte non solo di emergenze ma anche di problematiche quotidiane. Non si è mai trattato di “sconfinamenti” o di ingerenze in competenze altrui: si è trattato spesso di rispondere alla domanda di un ruolo ampio che implica strumenti e occasioni di servizio alla comunità intera, non solo quella vicina ma anche rispetto ad emergenze più lontane.
Infine. La presenza oggi di tanti sindaci e delle rappresentanze delle associazioni di comuni non è solo simbolica ma significativa di una realtà concreta:mette in risalto un’esperienza solida di governo integrato, una modalità metropolitana di elaborazione di politiche e di azioni assolutamente collaudata. E’ impensabile una modalità diversa.
E proprio questo costituisce il presente e il futuro della Provincia di Bologna.
Cosa è oggi la Provincia? Penso di potere affermare che l’Istituzione che ho l’onore di presiedere è salda nel territorio e rappresenta un punto di riferimento forte ed efficace per le amministrazioni comunali ed i cittadini.
È salda perché abbiamo scelto di lavorare sempre con due finalità prioritarie : la promozione della persona e lo sviluppo del territorio, coniugato alla qualità della vita.
Così abbiamo calibrato il ruolo dell’Ente sul raggiungimento di obiettivi condivisi e sul dialogo tra le realtà coinvolte. Io penso che questa modalità di procedere sul cammino del programma di mandato e di affrontare le emergenze quotidiane abbia permesso di ottenere risultati interessanti e di realizzare progetti coerenti con le finalità che ci siamo dati.
Questo non è certamente un intervento di consuntivo ma è certo che, pur non facendolo, avrei molta voglia di argomentare queste affermazioni attraverso il lavoro puntuale e competente che stanno svolgendo le Assessore e gli Assessori di questa Giunta e che ringrazio profondamente, perché è nella collegialità pienamente condivisa che si ottengono i risultati più rilevanti. E anche al Consiglio che in questa sala dedica tempo e passione civica per il bene comune del territorio rivolgo un gratissimo pensiero.
Quale cammino davanti?
Come abbiamo sentito anche dalla ricostruzione storica del Prof. Lolli, la opportunità di governo di area vasta, in epoche e in forme diverse, c’è sempre stata. Si è sempre avvertito il bisogno di progettare politiche e risolvere problemi in una dimensione che si affianchi al pur fondamentale livello di governo comunale e regionale.
Negli ultimi anni questa esigenza si è consolidata.
Innanzitutto per l’affermarsi di uno “stile di vita metropolitano”, che ha visto sempre più frequentemente i nostri cittadini spostarsi e vivere in diversi Comuni dell’area metropolitana: una persona risiede in un Comune della cintura, si sposta per raggiungere il luogo di lavoro e magari manda i figli a scuola in altri comuni limitrofi. Tutto ciò richiede una visione d’insieme su un ventaglio di politiche sempre più ampio.
Sono tante le politiche che lo richiedono.
Di fronte a queste chiare esigenze siamo chiamati ad attrezzarci in termini istituzionali (quali forme di governo sono efficaci per una società così complessa) e anche in termini di progetto di sviluppo del nostro territorio. Dobbiamo rispondere per le singole filiere di politiche e di intervento all’interno di un quadro organico che tenga ben presenti alcuni “paletti” a cui teniamo moltissimo: la partecipazione e l’interlocuzione tra i diversi livelli di governo.
Già oggi noi tocchiamo con mano che per ambiti strategici di programmazione (infrastrutture, pianificazione territoriale, sanità, urbanistica ecc.) e per i poli di eccellenza (università, fiera, aeroporto) non possiamo prescindere dalla cooperazione tra istituzioni e dalla consapevolezza che, ciascuno con le proprie specificità, ci troviamo ad operare all’interno di un sistema.
E’ proprio questo sistema che promuove e sostiene il “governo di area vasta” e che, solo, consente di affrontare adeguatamente tutti i problemi e gli aspetti che comporta (ivi compresa anche la futura città metropolitana).
Credo che sia giunto il momento che a livello istituzionale, come sistema delle autonomie locali, condividiamo e programmiamo insieme alcuni passaggi ormai ineludibili:
- Quali sono i temi rilevanti per lo sviluppo che richiedono di essere affrontati in modo integrato.
- Con quali procedure intendiamo elaborare, decidere, verificare risultati relativi alla programmazione per lo sviluppo.
- Che forme diamo alla nostra collaborazione.
- Quali sono le funzioni e i servizi che richiedono che si collabori in forma organica per il “governo di area vasta”.
- In quali ambiti territoriali e con quali forme istituzionali.
Mi sembra che sia questa la strada su cui, attraverso la definizione delle funzioni, dei servizi e degli interventi, possiamo arrivare a motivare anche la Città Metropolitana, dandole volto, specificando che cosa deve essere e fare, non in astratto, ma adeguatamente alla realtà bolognese.
Sostenere questo non è una velleità, perché abbiamo alle spalle 12 anni di esperienza di Conferenza Metropolitana dei Sindaci (la forma più avanzata, sul piano nazionale, di governo di area vasta in rapporto alla legislazione vigente) ma anche di programmazione integrata e di forme di governo integrato con le Associazioni dei Comuni.
In questi anni tutti sono stati coinvolti e anche per il futuro è più che mai necessario condividere insieme i passaggi; tutte le istituzioni e tutti i territori, dalla montagna alla pianura, dal capoluogo all’hinterland.
Per altro è già possibile fare dei passi importanti, anche utilizzando la già esistente L.R.6/2004.
Naturalmente in gioco non ci sono solo le istituzioni locali, ma altri soggetti assolutamente essenziali: le Autonomie funzionali, le OO.SS., imprenditoriali, varie forme di organizzazioni.
Gli strumenti per procedere ulteriormente esistono già oggi, anche se sarà importante vedere come si muoverà il nuovo governo.
Di una cosa siamo certi: vogliamo essere protagonisti del nostro cambiamento, non vorremmo “vestiti” preconfezionati da Roma.
La sfida che abbiamo di fronte non è una mera operazione di ingegneria istituzionale.
Non è l’esercizio accademico di un modello istituzionale nuovo fine a sé stesso.
La sfida che abbiamo davanti è quella di essere sempre di più comunità. condividendo i problemi al pari delle opportunità.
Dare confini e fini nuovi a questa comunità è un compito a cui la Provincia di Bologna dedicherà nei prossimi anni non solo tempo ed energie ma anche dialogo, capacità di ascolto, e quella passione civile che da sempre caratterizza il nostro territorio ed è uno dei motivi principali del suo successo.
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