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COMMEMORAZIONE DEI CADUTI DI MONTE SABBIUNO

Sacrario di Monte Sabbiuno, 12 dicembre 2004

Rivolgo il primo saluto e un grazie di cuore ai giovani studenti delle scuole di Crespellano che ci hanno portato oggi la loro testimonianza. Saluto e ringrazio anche l’Onorevole Bindi, i sindaci Gamberini e Cofferati, il Rabbino Sermoneta e tutti Voi, gentili presenti.

Abbiamo già ascoltato dalle voci di chi mi ha preceduta quali sono i fatti che ricordiamo oggi: il 14 dicembre 1944 i soldati nazisti che occupavano il territorio bolognese fucilarono un numero imprecisato di concittadini partigiani ed antifascisti – forse un centinaio, forse di più – che nei giorni precedenti erano stati arrestati durante i rastrellamenti ed imprigionati nelle carceri di San Giovanni in Monte. I corpi, gettati ai piedi degli stessi calanchi che vediamo oggi, furono rinvenuti solo otto mesi più tardi perché queste colline li nascosero a lungo.

Possiamo forse dire che luoghi come Monte Sabbiuno e, ad esempio, Monte Sole – ma potrei citarne altri – sono in se stessi monumento e memoriale dei fatti che vi si svolsero nell’inverno del 1944 e fino alla Liberazione d’Italia.

Ma ci sembra anche importante evidenziare con dei segni queste terre perché potremmo anche cedere alla tentazione di dimenticare. Per questo motivo è sorto questo monumento nel 1974, nel trentesimo anniversario dell’eccidio, e per questo motivo siamo qui oggi, dopo sessanta anni.

Il monumento è stato ideato per adattarsi alla conformazione caratteristica del terreno senza diventare una presenza ingombrante: l’obbiettivo degli architetti era di integrare arte e natura, lasciando alla prima il compito di far parlare la seconda. Siamo stati guidati dalle pietre che ricordano uno ad uno i caduti, lungo il sentiero che essi stessi hanno percorso 60 anni fa. Poi li abbiamo visti cadere sotto i colpi di fucile e scendere fino ai piedi del calanco.

Venire al sacrario di Monte Sabbiuno nell’anno 2004 e continuare a vivere questi luoghi significa fare memoria, cioè coniugare al presente le istanze che a caro prezzo portarono alla Liberazione di Bologna e dell’Italia intera, nonché alla fine della seconda guerra mondiale ed alla nascita di istituzioni democratiche.

Credo sia importante che voi giovani studenti abbiate la possibilità di rivivere un momento così significativo della storia bolognese, perché è anche la vostra storia. Quello che siete oggi lo dovete, come noi tutti, al sacrificio coraggioso e silenzioso di questi concittadini.

Molti di loro avevano poco più che venti anni. Bambini, diremmo oggi. Fecero però una scelta che cambiò nettamente la loro vita di ragazzi quando dissero no all’arruolamento obbligatorio ed accettarono l’onere di riscattare le loro terre dall’occupazione nazifascista.

Ma come si coniugano al presente gli ideali della Resistenza? Cosa condividete voi studenti del 2004 con dei giovani nati più di sessanta anni fa?

Sicuramente i vostri nonni possono rispondere a questa domanda perché anche loro erano già nati o avevano amici più grandi. Loro sanno quali erano i sogni di Tempesta e Terremoto: libertà, pace e giustizia.

Voi questo sogno lo state vivendo oggi perché con la Liberazione è terminata l’ultima guerra che ha percorso i grandi paesi europei e sono nate le nazioni democratiche che conosciamo oggi.

Dalla Resistenza è nata la nostra Costituzione, che dal 1° gennaio 1948 difende e sostiene ogni cittadino italiano nel lavoro, fondamento della Repubblica democratica, e nella vita quotidiana.

Nella Costituzione sono sottolineati e preservati i sogni che vi ho citato poco fa. Anzi, non chiamiamoli più sogni, perché oggi si tratta di realtà, forse delicate, ma vere.

È importante che voi studenti siate qui oggi per ricordare a tutti il ruolo della scuola nella costruzione del futuro di Bologna e dell’Italia. Abbiamo la certezza che la formazione della coscienza civica di ogni persona debba necessariamente passare attraverso la conoscenza del territorio e della sua storia, la possibilità di condividere esperienze formative e sviluppare laboratori che evidenzino le tematiche centrali della vita democratica. In una sola parola: la scuola.

Affermava Piero Calamandrei nel 1950 che “la scuola, […] è un organo vitale della democrazia”. Essa forma infatti la classe dirigente, non solo politica, del futuro dando uguali opportunità ad ogni studente ed allievo, senza determinare o imporre differenze, e promuovendo così il contributo di tutti i cittadini allo sviluppo della nazione. L’ideale di giustizia promosso dalla Resistenza si concretizza anche e soprattutto nell’idea della scuola pubblica, laica ed aperta a tutti.

Ricordate che non siete soli in questo percorso di formazione: dovete poter contare sull’aiuto dei vostri docenti e dovete avere fiducia nella scuola. Chiedetele il sostegno di cui avete bisogno e spronate noi adulti perché vi diamo gli strumenti adeguati per crescere.

Da parte nostra c’è l’impegno a creare e preservare le condizioni migliori perché possiate usufruire delle opportunità formative in tutti i gradi scolastici, fino al vostro inserimento nel mondo del lavoro. Una scuola efficace deve darvi tutti gli strumenti per esercitare a pieno il vostro essere persone e cittadini, per operare delle scelte che vadano nella direzione della pace, della libertà e della giustizia.

Grazie.



 






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