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INTERVENTO AL CONSIGLIO PROVINCIALE SU ANZIANI
19 ottobre 2004
E' cosa per me molto gradita concludere oggi questo Consiglio provinciale, interamente dedicato al tema degli anziani.
Il tema dell'età anziana è da considerare da un duplice punto di vista: da un lato vi è la straordinaria opportunità, in termini culturali, sociali e di trasmissione dei saperi, costituita dal progressivo allungarsi delle aspettative di vita delle persone, dall'altro vi è la necessità di immaginare una rete di servizi e solidarietà, capace di porre le basi per un'assistenza di qualità di fronte ai problemi della solitudine, dell'emarginazione sociale e della non autosufficienza.
Non sono due aspetti distinti o addirittura confliggenti. Sono le due facce di una stessa medaglia. L'anziano può essere una straordinaria risorsa per la nostra società se incluso dentro una rete di opportunità e servizi, che lo vedano fruitore e al contempo fornitore.
Si tratta di non affrontare il tema della terza età in termini solo emergenziali, semplicemente come una irrisolta criticità. E' necessario ripensare all'intero sistema comunitario adeguandolo alle richieste di vita dei suoi componenti, di tutti, nessuno escluso.
L'anziano, il vecchio come risorsa è una immagine che un tempo era da tutti riconosciuta e valorizzata. I contrasti, anche aspri, che hanno caratterizzato negli anni il rapporto fra generazioni, trovavano sempre un limite e talvolta un punto di ricomposizione nel riconoscimento della figura del nonno, del suo portato di saggezza ed esperienza.
Sarebbe inutile ora nascondere che in questi ultimi 20 anni si è manifestata una tendenza uguale e contraria che ha sospinto gli anziani ai margini, quando non addirittura fuori, della comunità sociale dei nostri giorni. Si è affermato il culto di un segmento piccolo della nostra società, quello apparentemente più vitale ed economicamente efficiente. Tutti gli altri sono stati marginalizzati.
I troppo giovani e i troppo vecchi.
Ne emerge una immagine stereotipata della società moderna con giovani a cui vengono allungati sempre di più i tempi di quella che una volta si chiamava "gavetta" e persone adulte che troppo presto vengono distolte dalla centralità della loro funzione economica e sociale e posti al di fuori della comunità che produce idee, beni, relazioni.
Lo spazio per una vita attiva al servizio della comunità è oggi sempre più ridotto.
Così si perde o si marginalizza una parte importante della nostra società: le persone mature ed anziane.
E' necessario mettere in discussione questo modello. E' necessario riproporre, con la capacità di dare risposte alle novità intervenute, un modello che valorizzi tutte le età della vita, ognuna con le sue specificità e i suoi problemi, ognuna in relazione con le altre, che metta in condizione tutti ed ognuno di dare il meglio di sé.
Per fare questo credo sia necessario partire dal nucleo fondamentale di ogni società: l'ambito familiare, che può e deve essere il luogo dello sviluppo della persona, della solidarietà, della coesione sociale, il luogo dove affermare il valore che ogni età porta con sé, il luogo delle solidarietà e degli affetti.
Dalle relazioni, che qui si consolidano, è possibile portare nella società questa idea rinnovata di comunità che procede insieme, a prescindere dall'età dei suoi componenti, e facendosi carico di ognuno di loro.
E' necessario poi che si affianchi a tutto ciò una rete di altri soggetti, pubblici e privati, che possa immaginare e definire un progetto per la comunità, per l'affermarsi di quel welfare comunitario che diventa fondamentale se parliamo di anziani.
Penso ad una rete che metta a sistema le migliori energie dei Comuni, delle strutture socio-sanitarie, del volontariato sociale, delle Ipab e delle Fondazioni, cui guardiamo con rinnovato interesse. La regia di questa rete può essere proprio della Provincia, chiamata nel campo sociale e dell'assistenza a svolgere pienamente il suo ruolo di coordinamento ed impulso.
Ma chi sono gli anziani di cui oggi parliamo?
L'elemento di maggior interesse è la differente percezione della condizione degli anziani fra chi è anziano (60 anni in su) e gli "altri": sostanzialmente risulta che gli appartenenti alla cosiddetta terza età sono molto più attivi, vitali, in migliori condizioni di reddito e salute di quanto comunemente si sia portati a pensare.
Riguardo allo stato di salute, gli ultrasessantenni dichiarano per il 76% dei casi di sentirsi fisicamente bene. Più bassa invece, 70%, la percentuale indicata dal resto del campione (giovani e adulti), secondo i quali quindi, gli anziani sono più deboli e malati di quanto non sia in realtà.
Un dato interessante è costituito da quel 1,3% di ultrasessantenni che dichiara di vivere con i propri genitori, ciò a conferma del fatto che la vita media si è allungata di molto e la composizione famigliare è andata mutando nel tempo.
Tra il 1951 ed il 2001 la componente "nonni" (60-79 anni) è cresciuta del 109% e quella "bisnonni" (80 anni in poi) addirittura del 284%. Di converso, la componente "figli-nipoti" (0-29 anni) è diminuita del 18,7%, mentre la componente "genitori" (30-59 anni) è cresciuta del 39,3%.
Il fenomeno dell'invecchiamento della popolazione del nostro Paese ha prodotto, negli ultimi decenni, molteplici conseguenze sia sul piano culturale sia per quanto riguarda gli aspetti economici e sociali.
L'accelerazione dei processi che determinano l'invecchiamento della popolazione e l'intensità di queste trasformazioni si sono, peraltro, connesse al declino della natalità, che ha portato il nostro Paese al di sotto dei Paesi tradizionalmente caratterizzati da bassi livelli di fecondità, quali la Francia e la Svezia.
Anche le proiezioni per i prossimi decenni confermano questo andamento demografico, nonchè un possibile ulteriore incremento del fenomeno.
Le indagini mettono dunque in rilievo un sostanziale cambiamento degli assetti delle varie fasi della vita con cui fare i conti: si è passati in meno di 50 anni dal modello "gioventù breve, lunga vita adulta attiva, breve vita anziana inattiva" al modello del tutto opposto "lunga gioventù di preparazione e svezzamento che tende a non finire mai, breve e spesso interrotta vita attiva adulta, lunga vita anziana potenzialmente attiva".
La crescita delle aspettative di vita si presenta troppo spesso sotto forma di problema. Senza voler negare l'insorgere di criticità, su tutta la non autosufficienza, legate all'allungamento della vita, io credo debba essere sottolineata di più e meglio la straordinaria opportunità che oggi ci è data.
Vivere a lungo deve essere motivo di gioia, di vitalità di una società. Per fare questo è necessario intervenire sulle criticità, con decisione e pragmatismo e allargare così il ventaglio delle opportunità della vita.
Una vita più lunga e di qualità è il presupposto di una accresciuta compresenza fra le generazioni nella nostra società. Un elemento che deve favorire il dialogo intergenerazionale, deve far riscoprire "la saggezza dei vecchi" alle nuove generazioni.
I vecchi raccontano le loro esperienze con vivacità perché i ragazzi sappiano che concepire come "vuoti a perdere" gli anziani - anzi i vecchi - come vogliono essere chiamati senza eufemismi - toglie la speranza a bambini e giovani, e prospetta una vita senza anima né etica.
Perché se perdiamo la memoria non abbiamo futuro, e il presente si riduce ad uno sforzo disperato e privo di senso per restare sulla cresta dell'onda.
Le fasi della vita sono diverse, ma non per sé stesse, bensì come modi di un'identità unica e ricorrente. Ogni fase esiste in funzione della totalità e di ciascun'altra fase.
La vita non è un affastellamento di parti, bensì una totalità che è presente in ogni punto dello sviluppo. Ogni tempo ha un suo compito peculiare e una sua precisa direzione etica. Nessun tempo può erigersi come il tempo migliore: il meglio sta solo nell'equilibrio che la vita ha conseguito nel punto in cui è giunta a se stessa.
L'autentica maturità è soltanto quella che, senza infingimenti ed astrazioni, sa conservare lo slancio etico della giovinezza. Una maturità che consente di sviluppare l'esercizio della misura, di acquisire esperienza e di accettare l'esperienza fatta e contemporaneamente di mantenere la convinzione della validità dei ideali i, dei valori ed un conseguente impegno per ciò che è giusto e nobile.
E' da contrastare l'immagine della vecchiaia come quella dell'età declinante, che rischia di viversi soltanto come perdita.
Il vecchio viene frainteso nella figura negativa del non più giovane, del non più efficiente. La conseguenza di tutto ciò è che dalla rappresentazione odierna della vita sono assenti i valori della vecchiaia: la pazienza, la saggezza, la capacità di discernimento e di giudizio.
Questo oggi è sempre più vero. Si è assunto a modello della vita una sola fase di essa: la giovinezza a cui è più semplice ricondurre idee come il consumo, la bellezza, il denaro.
Oggi le ragioni del profitto, della efficienza e della competitività rischiano, assunte come fine, di stritolare le ragioni della solidarietà e del bene comune, in particolare nei confronti delle persone più anziane.
Ne deriva il misconoscimento della vecchiaia: il fatto che l'uomo diventa vecchio viene rimosso, e nasce l'immagine idealizzata dell'uomo e della donna che hanno sempre vent'anni. Una raffigurazione tanto stolta quanto vile.
L'impreparazione ad affrontare le questioni relative alla crescita della popolazione anziana è innanzitutto culturale.
Questa impreparazione può essere colta proprio nella scarsa consapevolezza di queste trasformazioni e nell'assenza di strumenti che rispondano alla richiesta di soggettività, di inclusione sociale e di protagonismo che proviene dagli anziani.
Una conferma del ritardo culturale che permea la mentalità italiana, peraltro, proviene dalla sottostima del segmento di mercato destinato agli anziani, pur nella accresciuta disponibilità economica di questa quota. Eppure la risorsa anziani resta una delle principali ricchezze di ogni società evoluta.
Dice Goethe che non si cammina solo per arrivare, ma anche per vivere mentre si cammina. Questo è quello che i nostri vecchi debbono poter fare, vedendo accompagnate le loro richiesta di vita e di vita di qualità, dal nostro impegno e dalla nostra condivisione.
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