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SALUTO PER IL CENTENARIO ASER EMILIA-ROMAGNA

28 febbraio 2005 - Palazzo Malvezzi

Nel porgervi il benvenuto in questa sala, desidero dirvi anzitutto che la Provincia è sinceramente lieta di ospitare l’iniziativa che apre le celebrazioni per i cento anni di vita dell’Associazione della Stampa dell’Emilia-Romagna.

Non tocca naturalmente a me parlare del ruolo e dell’importanza che riveste il sindacato emiliano-romagnolo nel panorama del giornalismo nazionale. Figure tra le più autorevoli del mondo dell’informazione, qui presenti oggi, certamente ne metteranno in luce tutti gli aspetti, storici e attuali.

Sono tuttavia consapevole dell’importanza che il giornalismo bolognese e le sue forme associative, organizzative e di tutela hanno avuto ed hanno nella vita della nostra comunità.

Soprattutto perché si tratta di istituti che operano non solo a difesa degli interessi e delle condizioni materiali della categoria dei giornalisti, come è naturale e giusto che sia, ma che hanno anche come punto di riferimento costante la custodia del bene prezioso di ogni società democratica: la libertà di stampa.

Un diritto sancito dall’art. 21 della nostra Costituzione, declinato e arricchito da quegli impulsi che l’evoluzione della società e lo sviluppo impetuoso delle tecnologie continuamente ci propongono.

Del resto, proprio nella difesa dei valori della professione e della libertà di stampa, i giornalisti bolognesi ed emiliano-romagnoli hanno pagato un forte contributo di sofferenza e di sangue durante il ventennio fascista e si sono impegnati fortemente, subito dopo la Liberazione, a ridare vita e vitalità alle testate soppresse o umiliate durante la dittatura. Vicende fortemente intrecciate con quelle di tutta la nostra comunità, della quale peraltro il giornalismo è organica espressione ed elemento di stimolo allo stesso tempo.

Un terra, la nostra, ricca di pluralismo culturale, politico, sociale, ed ora anche etnico. Una terra ove, forse proprio per questo, si sono sviluppate e radicate tante esperienze significative nel campo della comunicazione: dalla nascita del Dams prima, a quella della Facoltà di Scienze della Comunicazione poi; dal Compa, alla Scuola superiore di giornalismo, solo per citarne alcune.

Una realtà culturale e formativa di primissimo piano, che forse non dispiega tutto il suo alto potenziale anche a causa della peculiare realtà editoriale, privata e pubblica, presente nel nostro Paese e che trova nel conflitto di interessi il punto più alto di una contraddizione ancora irrisolta.

Per ciò che ci riguarda, la nostra natura di istituzione elettiva ci fa avvertire una particolare responsabilità nei confronti dei cittadini amministrati. Abbiamo quindi consapevolezza dell’importanza di un corretto rapporto con il sistema dei media, ed in particolare con i giornalisti che ne rappresentano il cuore.

Questo tema per altro trova ampio riscontro nel programma di mandato di questa Giunta ove si afferma tra l’altro che “la Provincia di Bologna attribuisce importanza strategica alla comunicazione, chiave di volta di un processo per estendere la partecipazione dei cittadini e della società civile organizzata alle scelte politiche e amministrative dell’ente”.

A questo proposito trovo opportuno precisare - rendendomi conto che si tratta di una dichiarazione impegnativa - che ciò che ci muove in questo ambito non è la ricerca della visibilità, ma un preciso dovere di metterci in relazione nel modo più corretto, completo ed efficace con i cittadini, tenendo conto anche di tutte le novità legislative intervenute in questi anni, a cominciare dalla legge 150/2000.

Aggiungo poche parole su quest’ultimo punto, anche perché so che la seconda parte della vostra giornata di lavoro è proprio dedicata all’esame delle problematiche connesse all’applicazione di questa legge all’interno della pubblica amministrazione.

Dal punto di vista delle strutture, delle loro funzioni, delle figure professionali che vi operano, la nostra istituzione ha modellato da lungo tempo i propri servizi di comunicazione su quanto è previsto da questa normativa.

Sappiamo che è ancora aperto un problema, caro al vostro sindacato, di applicazione del contratto giornalistico a chi opera negli uffici stampa.
La regione Emilia-Romagna, grazie alla propria potestà legislativa, ha in questi giorni lodevolmente dato applicazione anche a questa parte della legge, nell’ambito di un pieno accordo raggiunto tra il sindacato dei giornalisti e quelli del pubblico impiego.

Non appena questo rapporto sarà chiarito anche per gli enti locali la Provincia di Bologna esaminerà, con animo sereno e, come sempre, aperto all’innovazione, questo problema.

Non posso concludere questo mio intervento di saluto senza ricordare quanto gli operatori dell’informazione - giornalisti, fotoreporter, cameramen - hanno pagato in questi anni per consentire al mondo di conoscere gli orrori dei tanti conflitti che lo attraversano.

Mi sento di richiamare con convinzione questo tema perché la Giunta della Provincia ha messo al centro del proprio sistema di valori le politiche a favore della pace e della concordia. Anche per questo il senso di gratitudine che tutti noi avvertiamo verso chi, consapevole dei rischi, ha pagato con la vita la dedizione a questo mestiere è veramente grande.

E’ inevitabile allora che il nostro pensiero vada alla giornalista Giuliana Sgrena, tenuta ancora prigioniera da quell’assurda violenza che proprio lei, con le armi della parola e della testimonianza diretta, ha sempre rifiutato e combattuto.

Sono certa quindi di interpretare il sentimento di tutti i presenti augurando a Giuliana di essere al più presto liberata, per tornare ai suoi affetti e al suo importante lavoro.





 






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