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ASSEMBLEA TERRITORIALE PD
15 febbraio 2008
Sta capitando anche nella giovane vita del P.D. l’intreccio di tappe importanti.
Compimento di un percorso di radicamento a livello locale con nomina del Segretario (da un lato). Avvio di una nuova campagna elettorale, che mette insieme la conclusione anticipatissima del governo di centrosinistra e la scelta del P.D. di cimentarsi a livello nazionale in uno scenario inedito potenzialmente fruttuoso (dall’altro).
E’ importante che tutto si tenga contemporaneamente, ma è fuor di dubbio che la fase / esperienza locale sia decisiva anche per il successo nazionale.
Occorre costruire qui la casa (gli inquilini, sono numerosi), curare l’amministrazione della casa, dedicarsi all’ordinario (che non vuol dire al banale).Trovare la compensazione dell’accelerazione degli eventi: temo alcuni refrain come “Non c’è tempo!”, mi spazientisco all’ennesima decisione presa altrove, sono in trepidazione per i tanti neo aderenti che non provengono da D.S. o Margherita, la cui responsabilità o il cui protagonismo devono essere accesi ed esercitati dentro a una vita di partito da reinventare.
Occorre provare a produrre un nuovo inizio. Bisogna essere incalzanti, pretendere questa novità, non cedere all’abitudine. Sperimentare strade inedite. Farsi condizionare nelle forme e nei contenuti anche dalle persone nuove che portano esperienze nuove, dall’associazionismo, dall’esperienza civica etc. E allo stesso tempo bisogna includere queste nuove persone, dare fiducia, sostegno, formazione, dare la possibilità di provarci, da subito. Non sprecare la loro scelta generosa nei nostri confronti.
Interessante la partita che si gioca a livello nazionale come P.D., sorprendenti le reazioni politico-partitiche innescate. Vedremo. Ma faccio fatica ad applicare la prospettiva “ tutto il mondo è paese”. Identità chiare, programmi non come campi di battaglia, ma faccio fatica ad esaltarmi per l’autosufficienza (interessante l’affermazione di Veltroni dell’altra sera). Francamente sono preoccupata per una eventuale logica di sbaraccamento indiscriminato di coalizioni nel centro sinistra. Chiedo di leggere bene il nostro territorio, di valutare ciò che è stato costruito ed è in costruzione e di continuare a porsi la domanda di cosa significa includere, tenere insieme e non solo ragionare in termini di numeri.
Il mescolamento di culture e tradizioni all’interno del P.D. non può essere esaustivo rispetto alla realizzazione di quel binomio “ sviluppo e giustizia” che è pilastro delle nostre prospettive di azione e che può trovare apporti significativi in forze e realtà storicamente interessanti per obiettivi da individuare e perseguire in vista di una società centrata sulla persona e fondata su diritti e doveri.
Ad Andrea gli auguri per il suo incarico che esce dalla provvisorietà.
Mi ha sempre colpito di lui, anche quando gli chiesero di rinunciare alla Vice Presidenza in Provincia per andare segretario della Federazione D.S. di Bologna, la consapevolezza dell’onore che gli veniva attribuito. E’ la condizione fondamentale per non essere padroni di una situazione, ma di servirla. Avrà un sacco di incombenze e di grane. Vorrei segnalargli un’urgenza, una pista di lavoro non più rimandabile. Dirompente la questione della laicità: ormai una babele rumorosissima, insensata e inconcludente che rischia di essere la pietra di’inciampo non solo del P.D. ma della vita democratica del nostro Paese.
Siamo come schiacciati tra un’ etica della pura convinzione che finisce per degenerare in un fanatismo astratto, rinunciando a misurarsi con le conseguenze reali delle azioni e un’etica della responsabilità di stampo meramente utilitarista che, abbandonando qualsiasi riferimento valoriale, finisce per incorrere nel più bieco e generalizzato compromesso.
La costruzione di una società democratica, in cui l’identità plurale venga percepita come arricchimento del senso dell’appartenenza, passa attraverso l’elaborazione di una etica in cui alla tensione valoriale irrinunciabile si accompagni una piena assunzione di responsabilità nei confronti delle conseguenze dell’agire, così da poter dar vita a cammini praticabili di crescita comune. Chiedo ad Andrea di far esercitare il partito in questa direzione.
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