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CONVEGNO “DENTRO E FUORI – CARCERE E CITTÀ”
20 gennaio 2006
Questo convegno ha un lungo cammino alle spalle. Peraltro è esso stesso una tappa. E’ chiara a tutti la complessità del tema della vita nelle carceri e del rapporto che c’è tra ciò che è dentro e ciò che è fuori delle carceri.
Desidero recuperare un aspetto che mi consente di riferirmi all’esperienza della Provincia di Bologna, perchè credo che sia necessaria molta concretezza nell’esercizio delle responsabilità che ci competono.
E’ l’aspetto che riguarda la possibilità di realizzare quella “rieducazione del condannato” indicata quale obiettivo della pena dalla Costituzione italiana all’articolo 27, terzo comma. Negli ultimi venti anni, in modo particolare per quanto riguarda le politiche di reinserimento sociale, come Provincia abbiamo imboccato alcune strade ormai collaudate.
Le azioni che fino ad ora sono state sperimentate – con successo – riguardano la formazione scolastica e professionale, l’orientamento al lavoro, l’esperienza professionale intramuraria, la possibilità di praticare attività sportive e di acquisire capacità creative ed artistiche in diversi campi.
Gli strumenti principali di sostegno a queste azioni sono la convenzione con soggetti che già collaborano con gli istituti di detenzione e il finanziamento di progetti di recupero e rieducazione di adulti e minori, anche direttamente attuati dalla Provincia.
Il progetto che più ci ha dato e ci dà speranza in questo percorso l’abbiamo attuato nel 2005. Si tratta di una novità, di un importante passo in avanti ed è stata l’occasione per riflettere proprio sulle leggi che regolano, in Italia e negli Enti Locali, il rapporto del detenuto con l’esterno ed il suo pieno reinserimento nella società.
Abbiamo assunto a tempo determinato un detenuto in stato di semilibertà presso un settore della nostra Amministrazione.
Per raggiungere questo primo importantissimo risultato abbiamo inserito una modifica alle norme che regolano l’assunzione di personale nella Provincia di Bologna.
Il percorso è stato limpido: da un lato l’articolo 51 della Costituzione sancisce l’uguaglianza e la pari opportunità per tutti i cittadini relativamente all’accesso ai pubblici uffici, secondo requisiti univoci fissati dal legislatore; dall’altro l’articolo 27, come già detto, dichiara lo scopo rieducativo della pena.
Tra i requisiti, l’interdizione temporanea o perpetua dai pubblici uffici, pena accessoria alla condanna in via definitiva, pone un ostacolo all’accesso al lavoro per il detenuto.
Rispetto all’art. 27 della Costituzione, la Pubblica Amministrazione, e gli enti territoriali in particolare modo, hanno più di ogni altro ente cooperativo o privato la responsabilità dinnanzi ai cittadini ed il dovere di agevolare il percorso di reinserimento sociale del detenuto non solo nelle fasi di formazione e rieducazione, ma anche e soprattutto nella effettiva possibilità di entrare secondo le norme di legge nel mondo del lavoro.
Con il sostegno della Legge Smuraglia, che ha l’ intento di favorire l’attività lavorativa dei detenuti, e dalle prime interpretazioni giurisprudenziali, per superare anche sul piano formale l’impedimento delle pene, anche accessorie, abbiamo introdotto una modifica al Regolamento per l’Ordinamento degli Uffici e dei Servizi della Provincia di Bologna che consente oggi l’assunzione di un detenuto con un contratto – a termine o a progetto – alle dirette dipendenze dell’Amministrazione Provinciale, nel quadro di un programma riconosciuto di rieducazione e previa valutazione e autorizzazione del magistrato di sorveglianza, del quale sottolineo il ruolo indispensabile.
L’eccessiva prudenza con la quale sono sempre state interpretate alcune norme ha reso di fatto difficili e sporadiche azioni sperimentali e coraggiose da parte degli enti pubblici.
Oggi, a un mese dall’assunzione effettiva e dopo più di un anno di collaborazione sotto altre forme (Borsa di lavoro e Co.Co.Co.), i risultati sono sensibili e la soddisfazione è condivisa tra datore di lavoro e lavoratore, chiaramente sul piano professionale-produttivo e decisamente su quello umano-relazionale.
L’esperienza della Provincia di Bologna ci risulta essere la prima in Italia nella quale si realizza un rapporto di lavoro subordinato diretto tra il detenuto e l’Ente pubblico.
Il varco che si è aperto su una possibilità concreta deve diventare un’opportunità da allargare e condividere il più possibile.
Tengo a sottolineare che questo è solo un punto del percorso in atto ma la sua importanza e novità nel panorama complesso del mondo carcerario deve essere condivisa tra gli enti coinvolti e sostenuta nelle sedi competenti.
Siamo sulla buona strada per la configurazione di interventi non sporadici e complementari all’azione del mondo delle associazioni, che operano da tempo all’interno degli istituti con vigore e passione, ma che per loro natura non hanno le stesse possibilità di soggetti istituzionali.
Abbiamo anche notizia di tanti progetti pilota o sperimentali che nascono nei nostri comuni o a livello regionale, ma che non reggono all’urto della mancanza di risorse.
Emerge, dunque, a questo punto la necessità di trasformare questi interventi da episodici a strutturali, in altre parole si tratta di sperimentare anche in questo campo la capacità degli enti locali di costruire insieme progetti integrati sul territorio che trasformino le pratiche buone ma isolate e a tempo in prassi strutturali.
Spero che il convegno che stiamo aprendo oggi possa portare frutti in questa direzione ed individuare spunti per altre sperimentazioni.
Prima di concludere, desidero ringraziare il prof. Margara, le cui riflessioni sono state la fonte del nostro ultimo impegno.
Grazie e buon lavoro a tutti.
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