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"IL RAPPORTO TRA PUBBLICO E PRIVATO NELLA GESTIONE DEI SERVIZI AL TERRITORIO" CONVEGNO DI CONFCOOPERATIVE EMILIA ROMAGNA
9 febbraio 2007
Saluto e ringrazio il Presidente regionale Gardini e il Presidente Massari per questo gradito invito a portarvi il saluto della Giunta Provinciale. Saluto il Sindaco Cofferati, i relatori e voi tutti che siete convenuti oggi a questo tavolo di lavoro.
Il tema è di importanza decisiva per il territorio provinciale e regionale. L'Emilia Romagna è infatti una regione particolarmente attiva sul terreno della sperimentazione di alleanze e collaborazioni tra pubblico e privato e la Provincia di Bologna è altrettanto impegnata nella gestione compartecipata dei servizi pubblici locali.
Le mille facce del territorio, l'ampiezza delle competenze degli enti locali e la varietà delle criticità su cui l'amministrazione è chiamata ad operare implicano una molteplicità di azioni da mettere in atto: un aspetto del sistema che impegna l'amministrazione pubblica nella gestione dei servizi di competenza e nell'innovazione ad essi legata, unitamente ad una sempre maggiore attenzione al contenimento della spesa ed alla disponibilità di risorse per l'erogazione dei servizi stessi.
L'ultimo decennio è stato caratterizzato da trasformazioni profonde nella programmazione, nell'indirizzo e nella gestione dei servizi pubblici locali. In particolare le forme di gestione hanno visto una pluralità di soggetti chiamati ad erogare servizi di natura pubblica, che ha cambiato radicalmente il modo in cui gli enti locali hanno declinato il loro ruolo rispetto a servizi di primaria importanza per la qualità della vita dei cittadini.
Non si tratta solo del passaggio dalle grandi aziende pubbliche municipalizzate a società di capitali, si tratta di un nuovo modo di concepire il rapporto pubblico-privato dando sostanza ad una parola di cui si fa un uso smodato e che tuttavia nella realtà fatica ad affermarsi: la parola sussidiarietà. questo è il tema di discussione che troppo spesso viene banalizzato in una secca scelta a favore di un restringimento delle società pubbliche (in house) e di un genericamente benefico regresso del pubblico dal mercato. bisogna andare oltre, bisogna superare questa visione di corto respiro. Bisogna definire sulla base di un principio costituzionale di sussidiarietà compiti di indirizzo che trovino efficacia nelle scelte gestionali e insieme scelte gestionali che abbiano in sé un richiamo a valori non solo di mercato.
E' necessario fare chiarezza, assumendosi in pieno responsabilità precise in un ottica di complementarietà dei ruoli, non di cessione di sovranità. Da questo punto di vista ho personalmente e anche come ente locale, una grande aspettativa per il disegno di legge del Ministro Linda Lanzillotta, da cui ci aspettiamo coraggio, equilibrio e chiarezza di responsabilità e funzioni.
Perché, lo ribadisco, nella modalità di gestione che deriva da un virtuoso parternariato pubblico-privato, è evidente la possibilità di creare sinergie e reti di servizi che entrino nel territorio in modo strutturale, pesando in minima parte o per nulla sul bilancio degli enti locali. Contemporaneamente, la possibilità di generare un ricavo dall'erogazione del servizio deve poter consentire un miglioramento della qualità attraverso un costante investimento destinato all'innovazione. Una competizione che deve dunque essere finalizzata e parametrata sulle esigenze dei cittadini e sulla possibilità di esigere servizi di qualità.
Sappiamo bene anche sulla base dell'esperienza di questi anni che questa sinergia è possibile ma complessa. Ancora troppe le diffidenze reciproche. Ancora troppa la distanza fra interessi diversificati. L'interesse della collettività e l'esigenza di un servizio di qualità, i principi di efficacia, efficienza, economicità e trasparenza che gli enti devono perseguire sembrano talvolta non essere messi in equilibrio con l'idea di servizio pubblico come mercato appetibile per il privato, con l'interesse del privato all'ottimizzazione dell'investimento. E di contro la difficoltà dei privati nel conciliare le ragioni di efficienza, di presenza sul mercato, di rapidità dei cambiamenti che esso determina con i ritardi del sistema pubblico. Il principio costituzionale della sussidiarietà trova un primo elemento di difficoltà, è giusto ed onesto intellettualmente riconoscerlo, nella burocrazia, nella poca snellezza del sistema pubblico.
Ma se si vuole dare effettività al principio di sussidiarietà è utile e necessario trovare un equilibrio fra queste esigenze e caratteristiche diverse del sistema pubblico e di quello privato. Innanzitutto chiarendo in modo inequivoco quale ruolo riconoscere agli enti pubblici nella gestione del servizio e anche nella valorizzazione del territorio, enfatizzando le funzioni di programmazione, di regolazione e di controllo. Non è semplice concepire questo come un ruolo decisivo per chi è stato abituato per anni a tenere "le mani nel volante". Non lo è per l'ente pubblico e non lo è neppure nella percezione dei cittadini e degli interlocutori.
Ho vissuto recentemente come Presidente della Provincia una situazione del genere. Come è noto la Provincia di Bologna ha dimesso recentemente la sua quorta di azioni di Hera, di cui era socio sin dalla nascita di questa.
Una scelta pensata e voluta proprio per sottrarsi a compiti di gestione diretta e puntare fortemente, attraverso la presidenza di ATO5 ad un ruolo decisivo in termini di indirizzo e controllo sulle politiche ambientali ed energetiche. abbiamo ascoltato molte critiche, anche di chi a parole non perde occasione di farsi paladino della sussidiarietà. Eppure noi siamo convinti che il nostro ruolo si svolga con maggior appropriatezza ed efficacia, coordinando le scelte pubbliche, le policies, che attraverso l'agenzia d'ambito chi ha la responsabilità politica del governo di un territorio e di una comunità deve compiere, in un rapporto talvolta anche dialettico con l'azienda, piuttosto che attraverso lo 0,07% di Hera. E' un concetto che non viene ancora compreso a sufficienza ma siamo convinti della forza di persuasione dei risultati.
Perché questo rapporto pubblico-privato sia virtuoso è però necessario che vi sia un clima di concorrenza vero, una concorrenza sulla qualità e non solo sui costi, una concorrenza dettata da una pluralità dei soggetti privati che con pari opportunità concorrono per la scelta del "miglior" privato in termini di requisiti richiesti (competenze e risorse) .
La compartecipazione tra soggetti pubblici e privati nella gestione di un servizio può offrire dunque opportunità e soluzioni che la Pubblica Amministrazione non potrebbe in autonomia sostenere, se non a danno di indicatori decisivi per qualità ed efficienza e con uno sforzo di risorse tecniche e di investimenti sovradimensionato alle capacità del singolo ente.
Allo stesso tempo, ritengo che la partecipazione del pubblico nella gestione dei servizi locali sia determinante per assicurare una sostanziale uniformità di quei medesimi indicatori sul territorio, il controllo su efficacia, efficienza ed economicità e la compartecipazione nella responsabilità di scelte e indirizzi sul territorio di area vasta, a garanzia degli interessi del cittadino.
Da questo quadro che ho sommariamente delineato emerge dunque non solo una necessità in termini di sostenibilità finanziaria ma anche e soprattutto l'opportunità di una condivisione degli obiettivi e degli interessi tra pubblico e privato, ed un collaborazione che renda decisivo il ruolo di entrambi in una prospettiva di costante miglioramento della qualità dei servizi.
Una prospettiva a cui tutti noi, nei diversi ruoli, siamo chiamati.
Grazie.
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