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INTERVENTO AL CONSIGLIO STRAORDINARIO PER LA PACE
12 settembre 2005
Signori Consiglieri,
il Consiglio straordinario di questo pomeriggio è per noi un’occasione importante di ascolto e riflessione su temi di rilevanza fondamentale, non soltanto per le sorti del pianeta, ma anche per la nostra quotidiana azione di amministratori.
Durante il Vertice del Millennio tenutosi nel settembre del 2000 alle Nazioni Unite, 189 capi di Stato e di Governo dell’intero pianeta si sono assunti l’impegno di raggiungere e far raggiungere entro il 2015 alcuni obiettivi di sviluppo, ritenuti minimali ed allo stesso tempo indispensabili per la realizzazione di un mondo più sicuro, più prospero e più equo per tutti.
Gli obiettivi fissati dall’ONU, conosciuti come Obiettivi di Sviluppo del Millennio, sono otto ed hanno ad oggetto, come a tutti ormai noto, l’eliminazione della povertà estrema e della fame nel mondo, la garanzia di una istruzione elementare universale, la promozione dell’eguaglianza di genere, la diminuzione della mortalità infantile, il miglioramento della salute materna, la lotta all’AIDS e ad altre malattie infettive mortali, la sostenibilità ambientale, lo sviluppo di un partenariato globale per lo sviluppo.
La scorsa settimana, la presentazione del rapporto 2005 sullo Sviluppo Umano, realizzato dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), ci ha fornito una fotografia della situazione dopo cinque anni dalla Dichiarazione adottata dall’ONU e a dieci anni dalla scadenza fissata per il raggiungimento degli obiettivi, dunque a due terzi del cammino.
Il quadro che emerge dal Rapporto è decisamente preoccupante: i numeri in esso contenuti e le valutazioni che ne seguono dicono con chiarezza che oltre 2 miliardi di persone vivono in Paesi che assai difficilmente riusciranno a raggiungere anche soltanto uno degli obiettivi di sviluppo.
Per quanto riguarda, in particolare, il primo obiettivo, la riduzione della povertà estrema, obiettivo su cui maggiormente si è concentrata l’attenzione dell’opinione pubblica negli ultimi mesi, grazie alle campagne di sensibilizzazione messe in atto a livello planetario (la Campagna No Excuse 2015, i concerti del LiveEight tenutisi in occasione dell’ultima riunione del G8), il Rapporto stima che con l’andamento attuale il numero di persone in stato di estrema povertà sarà, nel 2015, sensibilmente ben superiore agli obiettivi stabiliti, ed anche i dai della mortalità infantile sono destinati a mantenersi su livelli decisamente drammatici.
Al di là delle prospettive future, per quanto riguarda la situazione odierna il Rapporto dell’UNDP mostra che, seppure dal 1990 ad oggi oltre 130 milioni di persone sono uscite dalla povertà estrema e 1,2 miliardi di persone in più dispongono di acqua potabile, rimangono tuttavia 2,5 miliardi di persone nel mondo che vivono ancora con meno di 2 dollari al giorno e 10 milioni di bambini muoiono tutti gli anni per cause definite evitabili.
Possono sembrare solo aride cifre, ma ognuno di questi numeri racchiude storie di persone, tragedie che colpiscono uomini, donne e bambini in ogni parte del globo e che non possono lasciarci insensibili o inerti.
E allora, mai come di fronte a scelte ed obiettivi di tale portata dobbiamo sentirci responsabilizzati in prima persona, in qualità di cittadini e di amministratori, chiamati ad un’azione globale, coordinata, condivisa e diffusa in tutto il pianeta. Il principio “pensa globalmente, agisci localmente” che deve improntare ogni buona azione amministrativa trova nel tema dello sviluppo sostenibile e della lotta alla povertà un ambito privilegiato di applicazione.
A tal proposito, ritengo opportuno evidenziare come la scelta della data di oggi per la seduta del Consiglio sia stata fatta tenendo conto di un percorso in atto e che, contemporaneamente a questa iniziativa, se ne stanno svolgendo di analoghe in molte città italiane.
Un percorso, dicevo, che ha visto il suo primo passaggio fondamentale nella 6^ Assemblea dell’ONU dei Popoli, tenutasi a Perugia la settimana scorsa a cui hanno partecipato centottanta delegati di diversi Paesi e popoli da ogni parte del mondo, oltre a rappresentanti di Enti locali ed associazioni del nostro Paese.
Nel corso dell’Assemblea è stata espressa chiaramente da tutti i partecipanti l’esigenza di giungere al più presto ad una riforma delle Nazioni Unite per restituire all’Assemblea delle Nazioni un ruolo di centralità nell’indirizzare e coordinare le scelte che vanno compiute a livello planetario in tema di sviluppo, commercio, cooperazione, sicurezza.
“Riprendiamoci l’ONU”, lo slogan che ha guidato i lavori dell’Assemblea non è soltanto un auspicio, ma una necessità, nel senso che soltanto un’ONU realmente rappresentativa dei popoli che la compongono può compiere scelte non più procrastinabili sulla strada di una equa distribuzione delle risorse e di una pacifica coesistenza tra le Nazioni, senza che le rendite di posizione di alcuni Paesi, dovute ad accordi raggiunti ormai sessant’anni fa, continuino ad impedire l’effettiva incisività delle scelte compiute.
Ed anche la marcia per la pace Perugia-Assisi di ieri, che ha visto la convinta partecipazione di oltre duecentomila persone, unite nel ribadire il loro fermo “no” ad ogni forma di guerra, di terrorismo e di violenza, ha evidenziato la necessità di un rinnovato impegno all’abolizione dei conflitti armati dal nostro orizzonte.
Non va dimenticato, infatti, che il raggiungimento degli obbiettivi del Millennio non significa soltanto creare condizioni di sviluppo nei Paesi svantaggiati, ma anche gettare le fondamenta per la realizzazione di un mondo più giusto e, conseguentemente, meno conflittuale; vale a dire, in ultima analisi, costruire un mondo di pace.
Come ricordato ancora nel Rapporto UNDP del 2005, se lo sviluppo umano ha a che vedere con l’incremento delle opportunità e lo sviluppo dei diritti, allora la violenza ed il conflitto rappresentano la più brutale repressione dello sviluppo. Il diritto alla vita e alla sicurezza sono tra i diritti umani basilari, ma rappresentano anche quelli più ampiamente e sistematicamente violati; l’insicurezza correlata ai conflitti armati rimane uno dei più grandi ostacoli allo sviluppo umano ed è, allo stesso tempo, causa e conseguenza della povertà di massa. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ci ha ricordato, nel 2000, che “l’umanità non può beneficiare della sicurezza senza sviluppo e dello sviluppo senza sicurezza e senza il rispetto dei diritti umani”.
Del resto, non a caso il Rapporto UNDP evidenzia come tra i Paesi a massima priorità di intervento, i cui indicatori di sviluppo umano restano drammaticamente bassi, molti sono teatro di violenza, guerre, conflitti civili e violazione sistematica dei diritti umani, il tutto spesso accompagnato da problemi di dissolvimento o arretratezza delle istituzioni democratiche. I conflitti armati rappresentano, inevitabilmente, un ostacolo allo sviluppo anche in termini di costi mentre, specularmente, lo sviluppo dei paesi poveri è la linea di fronte nella lotta al terrorismo e nel cammino per la pace globale e la sicurezza collettiva.
Infine, due giorni dopo questo Consiglio straordinario, sarà la Regione Emilia-Romagna ad organizzare una iniziativa dal titolo “Le città per i diritti dei popoli”, incontro pubblico di confronto e dibattito tra tutti i delgati stranieri che hanno partecipato all’ONU dei Popoli e alla Marcia Perugia-Assisi e che sono ospitati da amministrazioni locali della Regione nell’ambito del progetto “Adotta un popolo”.
Significativamente, la data dell’iniziativa della Regione coincide con l’apertura dei lavori, a New York, del Vertice dei capi di Stato delle Nazioni Unite. Vertice di straordinaria importanza poiché, come rammentato nel Rapporto sullo Sviluppo Umano, gli Obiettivi del Millennio sono ancora raggiungibili se verranno fatti investimenti, a livello planetrario, in tre aree vitali: l’assistenza allo sviluppo, gli scambi commerciali e la sicurezza. Il vertice dell’ONU potrà essere l’occasione per un significativo cambio di rotta.
Accogliamo, pertanto, come una grandissima e graditissima opportunità quella di avere nostra ospite Hellen Wangusa, che oltre a coordinare la Campagna per gli obiettivi del Millennio nell’Africa Orientale, ha preso parte attivamente all’Assemblea dell’ONU dei Popoli e alla Marcia Perugia-Assisi e che domani partirà per New York dove parteciperà al vertice dei capi di Stato.
Sono certa che Hellen Wangusa saprà offrirci l’occasione per allargare il nostro sguardo dalle problematiche amministrative di ogni giorno agli orizzonti del mondo che ci circonda, consapevoli che le une sono intimamente ed indissolubilmente legati agli altri.
C’è spazio, infatti, anche per gli Enti locali per un’azione mirata al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio, basata sia su progetti di cooperazione decentrata nei Paesi in via di sviluppo, che abbiano nel partenariato forte la loro idea guida, sia su un’attività di sensibilizzazione riguardo alle nostre modalità di approccio allo sfruttamento delle risorse primarie, non essendovi dubbio che il miglioramento della qualità della vita nei Paesi del terzo e quarto mondo è proporzionale alla crescita di consapevolezza, da parte nostra, dell’esistenza di un equilibrio globale di sostenibilità dello sviluppo, di cui noi, come abitanti della parte più sviluppata del pianeta, portiamo la responsabilità.
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