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DISCORSO FIACCOLATA PER LE DUE SIMONE

16 settembre 2004

Stasera la richiesta forte di liberare Simona e Simona, deve essere tutt'uno con la determinazione di liberare noi stessi da ciò che assedia la nostra umanità.
Loro - Simona e Simona - hanno saputo esprimere la parte migliore di noi, quella spesso soffocata, che vuole sperare e trovare gesti concreti di condivisione e di pace.
Loro - Simona e Simona - ci indicano come si può giocare una vita a fianco del dolore di donne e bambini dimenticati: ogni popolo deve - almeno un po' - identificarsi nel dolore di un altro popolo: è l'unica strada che ci consente di sperare in una via di uscita che riguardi tutti.
Loro - Simona e Simona - hanno provocato un gesto che ha il peso di una rivoluzione: un corteo di mamme irachene con i loro bimbi, quelli con cui giocavano Simona e Simona, è sceso in piazza a Baghdad a richiamare a gran voce il loro rilascio. E' un grido nuovo e fortissimo che si unisce alle voci e alle fiaccole
dei milioni di persone che hanno sfilato di questi tempi nelle piazze occidentali.
Loro - Simona e Simona - si stagliano nel loro profilo di donne silenziose e nascoste che danno la vita per restituire la dignità ai poveri. Nella Bibbia una giovane donna ebrea innalza un canto, il Magnificat, che raccontando la storia di Dio che entra nella vicenda dell'umanità dice "Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili". Nella storia scritta dai potenti rimettere al centro gli uomini, le donne e i bambini perché riprendano voce, come riemergendo dal buio.
Ecco perché gridando ancora a gran voce "Liberate Simona e Simona" dobbiamo con altrettanta determinazione deciderci alla nostra liberazione, da ciò che impedisce la rigenerazione di una circolarità virtuosa tra uomo e Dio, tra uomo e uomo, tra uomo e terra.
Ci vuole una vita diversa, un modo diverso di vivere per ciascuno di noi, per le nostre comunità: ma una vita diversa non può succedere se non la progettiamo e la programmiamo, per noi, per le città in cui viviamo.
E' qui, dalle nostre città, dalle esperienze di pace che sapremo promuovere nel quotidiano esercizio di governo delle nostre comunità, che potremo dare gambe alla speranza. Per fare questo è necessaria un'autentica rivoluzione, è necessario un nuovo "in principio", da cui avviare e consolidare un'economia nuova, quella dei beni non solo materiali, quella che ci fa scoprire i volti, il senso, l'incontro.
Liberateci Simona e Simona: la richiesta per la loro liberazione si unisce all'impegno per la nostra liberazione.




 






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