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PACE ED ECONOMIA: un sodalizio per dare futuro alla speranza
Intervento della Presidente della Provincia di Bologna Beatrice Draghetti alla Giornata Nazionale sulla Finanza Etica e Solidale
20 novembre 2004
Carissimi amici,
è per me davvero un grande piacere essere oggi qui insieme a voi, a vivere questa nuova giornata nazionale sulla Finanza etica e solidale.
Non si tratta di un formale apprezzamento per una iniziativa che ha assunto per Bologna e il suo territorio una grande importanza, vedendo via via aumentare il numero delle presenze.
Il fatto è che mi sento in comunione con voi, mi sento fra persone che so interessate ad un mondo eticamente e socialmente sostenibile.
Qualcuno parla della finanza etica come dell’altra economia, dell’economia alternativa, quasi che il fatto di mettere la persona al centro dei processi economici e sociali potesse essere un anomalia, un qualcosa di estraneo alle finalità del mondo produttivo.
Il fatto è che siamo stati abituati ad un unico imperante modello economico che se è stato a lungo funzionale al benessere collettivo, mostra oggi, nelle sue nuove dinamiche, tutte le difficoltà a farsi interprete dei bisogni individuali e collettivi.
Un modello economico che qualcuno a voluto far divenire un dogma, una religione laica in nome della quale si è persa la bussola del bene comune.
Mercato ed economia sono stati e sono sicuramente indispensabili per il progresso dell’umanità.
La libera interazione gli uni con gli altri, spinti anche dall’interesse individuale, è positiva però solo quando ha come obiettivo, come fine ultimo, il miglioramento della qualità della vita delle persone.
La ricerca di un diffuso benessere sociale passa da un equilibrato rapporto fra economie moderne e relazioni umane. Questo equilibrio è il nuovo modo di declinare il senso profondo della parola pace.
La vera pace è un instaurarsi di un principio superiore in grado di prevenire il sorgere dei conflitti.
Solo questa pace è in grado di produrre un significato duraturo. Altrimenti ha valore di provvisorietà, è solo assenza di guerra, uno stato intermedio fra l’una e l’altra conflittualità.
Ma pace ed economia se vogliono essere durature hanno bisogno di regole. L’assenza di regole ha prodotto quella intollerabile situazione di disuguaglianza fra nord e sud del mondo, fra paesi che possono guardare con fiducia al futuro e Paesi in cui futuro vuol dire a mala pena svegliarsi il giorno dopo.
E per sperimentare un rapporto nuovo fra economia e pratiche di pace è possibile cominciare da vicino. Dal nostro territorio.
La pace vicino da coniugare alla pace lontano.
Sono convinta che il livello locale, da riscoprire nel suo valore, possa essere il contesto ideale in cui sperimentare quella partecipazione alla definizione delle modalità di produzione e della distribuzione della ricchezza che favorisce una cultura di composizione dei conflitti.
Il territorio come luogo di ricerca, non inteso come sistema chiuso, immagine di un localismo difensivo, ma come sottosistema aperto di un più vasto sistema economico e sociale sostenibile.
Nell’ambito delle relazioni di mercato è possibile oscillare fra un massimo ed un minimo di personalizzazione dei rapporti.
Il mercato non rappresenta infatti un entità astratta, universale, come pretende una certa ortodossia economica, ma è una istituzione che può assumere una infinità molteplicità di forme diverse in relazione agli obiettivi sociali e politici che la comunità intende attribuirgli.
Il mercato globale se non indirizzato al bene comune tende a stressare questa verità. Tende sempre più ad una assoluta impersonalità dei rapporti.
La partecipazione e la consapevolezza dei cittadini, la valorizzazione della dimensione locale come luogo di sperimentazione, scelte etiche e solidali e lo spostamento della domanda verso la produzione di beni relazionali può dare luogo ad un circolo virtuoso in grado di creare i presupposti per una società sostenibile in grado di riequilibrare almeno un po’ le distorsioni di una prospettiva paneconomica.
Il nuovo ordine mondiale rischia infatti di essere un bene per pochi e un grandissimo male per i più.
La ricchezza cresce in termini assoluti, è vero, non si fa che dirlo.
Ciò che si dice troppo poco è che sono sempre meno i ricchi e che essi sono sempre più ricchi e che sono sempre di più i poveri e che essi sono sempre più poveri.
Non possiamo più limitarci ad una valutazione meramente quantitativa della produzione e della conseguente ricchezza. E’ necessario introdurre valutazioni sulla qualità della ricchezza.
Una ricchezza diffusa, di qualità è fondamentale per la promozione della pace.
Una pace che deve essere condivisione, verità, amore, fraternità. Che deve essere comunione.
Il territorio, le comunità locali possono essere, lo ripeto, una risposta efficace alla mercificazione dei rapporti sociali, possono essere i luoghi di una economia a misura d’uomo.
Nelle comunità locali, nel loro tessuto connettivo che è la società civile possono maturare straordinarie esperienze di pace, di solidarietà, di un diverso modello di sviluppo.
Non sono esperienze di nicchia come qualcuno vorrebbe far credere. Sono esperienze che coinvolgono giovani, intere famiglie e che insistono in maniera efficace sulla qualità della vita dei nostri territori.
Sono esperienze in grado di introdurre innovazione, creatività, valori.
Fra queste esperienze sicuramente vi è quella della finanza etica e dell’economia solidale, capaci di tenere in un unico orizzonte efficienza economica e responsabilità sociale, impegno per il prossimo.
Si può fare ancora molto per la promozione di una diversa cultura economica. Si possono creare le condizioni per un impegno comune delle Istituzioni, della società civile, dei cittadini tutti.
La pace vicino e lontano è per noi una priorità. Costruire la pace vuol dire anche lavorare con la finanza etica, sperimentare nuove soluzioni.
Gli Enti Locali possono fare di più, guardando anche al proprio interno, alle proprie gestioni, ai propri bilanci.
La Provincia di Bologna vuole fare la sua parte.
Vuole investire intelligenze e risorse per un nuovo modo di intendere il rapporto fra economia e pace, relazioni e qualità della vita.
Vogliamo fare, tutti insieme di Bologna e del suo territorio, la città dell’utopia che si fa progetto. Che da concretezza alla sua speranza di pace e solidarietà.
Sono dunque felice di potervi portare il saluto delle cittadine e dei cittadini della provincia di Bologna.
Bologna è gelosa di questa bell’evento che vede ogni anno persone confrontarsi nel tentativo di dare futuro alla speranza.
Dunque un sentito ringraziamento per la vostra presenza qui oggi.
Sono sicura che, come negli anni passati, molti saranno gli spunti e le idee che chiederanno, una volta fuori da qua, solo di essere realizzati.
Il mio saluto di questa mattina a tutti voi è già un invito per il prossimo anno, ancora qui, ancora insieme, per un mondo sostenibile, per un futuro di pace.
Grazie mille.
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