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Foibe - Consiglio Comunale Straordinario - Intervento della Presidente Draghetti

Bologna, 11 febbraio 2005

Saluto e ringrazio il Presidente del Consiglio Comunale di Bologna Sofri, il Sindaco Cofferati, le autorità ed i presenti tutti.

Questi due giorni, 10 ed 11 febbraio 2005, vedono la prima commemorazione del Giorno del Ricordo, in onore dei caduti delle foibe giuliano-dalmate degli anni 1943-1947. La Provincia di Bologna è stata ben convinta di impegnarsi in questa importante occasione, partecipando a diverse iniziative ed assicurando la presenza dei suoi rappresentanti a due importanti manifestazioni sul suolo nazionale e provinciale. Membri del Consiglio e della Giunta hanno, infatti, partecipato ieri, 10 febbraio, alla commemorazione solenne patrocinata dal Presidente della Repubblica a Trieste, mentre il Vicepresidente è intervenuto alla manifestazione bolognese promossa dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia dedicato ai martiri delle foibe.

Il Giorno del Ricordo sollecita la società tutta ad una riflessione ampia ed esplicita sulla necessità di andare oltre la contesa politica che in tanti anni ha visto i partiti tacere o accusare. Ricordare le foibe significa evidenziare un passato di conflitto e di violenza ed implica una meditazione sulle responsabilità e sulle mancanze.

Tuttavia non è questa la sede appropriata per giudicare il passato. Vorrei invece proporre alcuni temi che nascono dalla riflessione sui fatti avvenuti ai confini italiani orientali tra l’8 settembre 1943 ed il 10 febbraio 1947.

La legge numero 92 del 30 marzo 2004 che istituisce l’odierna celebrazione, sottolinea come i fatti commemorati debbano essere inseriti in opportuni momenti di riflessione e studio in ambito scolastico ed educativo.
Se riconosciamo che questo conflitto, come ogni altro passato ed attuale, ha valenza al di là delle responsabilità singole o di parte, allora possiamo effettivamente trarne importanti spunti per la discussione e formazione scolastica, civile e storica.

Lungi dall’essere priva di punti di vista e valutazioni di parte, la ricerca storica non deve essere sottovalutata o ostacolata. La fruizione della conoscenza storica, invece, deve preservare quell’atteggiamento di approfondimento per cui l’obiettivo non è tanto l’individuazione delle colpe – che comunque vanno evidenziate e perseguite, non per vendetta ma per quel senso di giustizia e verità che deve illuminare i rapporti tra i cittadini italiani ed europei – quanto l’analisi ed il rifiuto cosciente di quei comportamenti distruttivi e malati che hanno portato dolore e sofferenza e che oggi noi non possiamo più permetterci di sottovalutare, dimenticare o addirittura negare.

La seconda riflessione riguarda il dialogo come via privilegiata per la risoluzione dei conflitti: quelli macroscopici che coinvolgono la comunità internazionale e quelli che si sviluppano nelle nostre comunità locali. Esiste oggi, infatti, un pericolo evidente di nuove conflittualità tra popolazioni diverse e tra parti antagoniste all’interno di una stessa nazione.

È importante che la riflessione sul passato ci aiuti a rilevare in tempo le intolleranze latenti ed a fermare con decisione i comportamenti manifesti di ostilità, attraverso l’impegno a considerare lo scambio di istanze culturali e politiche come una ricerca efficace del bene comune, dentro ad una prospettiva che non può tollerare ferite di rispetto e di promozione della dignità di ogni persona.

Per fare questo possiamo, ancora una volta, rivolgerci al passato per condividere le esperienze che hanno avuto successo e rifiutare quelle che hanno fallito perché hanno incoraggiato violenze e ritorsioni.

In questo senso vedo anche l’Europa Unita come strumento alto, per la comunità allargata, di pacificazione tra popolazioni che, appunto, non più di 50 anni fa vivevano sulla propria pelle, ogni giorno, atrocità inaudite e che oggi siedono attorno ai medesimi tavoli, cercando di gestire attraverso politiche sostenibili relazioni pacifiche e produttive.

Le vicende terribili legate all’oppressione dei nostri connazionali nei territori giuliano-dalmati ci convincono sempre di più che la scelta più facile non è quella giusta: come ho ricordato in occasione della Giornata della Memoria, l’abbandono ad istinti violenti e vendicativi non deve essere la via privilegiata dell’uomo, che invece ha la capacità e la possibilità di dialogare e democraticamente individuare le soluzioni migliori alle problematiche più complesse.

Nessun conflitto e nessuna violenza tra parti avverse, tra poli di una stessa realtà, tra attori di una stessa scena può legittimare e nemmeno giustificare lo spregio della vita umana o l’umiliazione in corpo e spirito di donne e uomini. Il rispetto e la difesa dei diritti e della vita umani devono essere per noi tutti un punto fermo nelle relazioni con l’altro, persona e comunità.

Come la storia ci ha più volte insegnato, la scelta della violenza e dell’oppressione ha come unico risultato altra violenza ed altra oppressione.
La violenza nelle relazioni umane non sottolinea mai, infatti, la forza di un vincitore ma sempre la sconfitta dell’essere umano. Questo ci ha insegnato la storia e per questo in essa dobbiamo ricercare la verità, senza cedere alla facile soluzione dell’oblio quando rivangare il passato scopre nervi doloranti.

Ricordiamo, assieme alle vittime delle foibe, anche coloro che rientrarono in Italia in fuga dagli orrori e dalla persecuzione e che qui, tra connazionali, non trovarono la giusta accoglienza e consolazione. Il dramma dei profughi sembra a noi italiani assai lontano, ed invece è stato vicino negli anni della guerra e nei successivi, e lo è ancor più oggi, in un mondo in cui la comunicazione è sempre più facile ma la capacità di gestire pacificamente i conflitti sempre più povera.

In questa realtà ci siamo dimenticati il dolore e le sofferenze che non più di 50 anni fa hanno colpito tanti connazionali. Il Giorno del Ricordo sia per tutti, indistintamente, un’occasione, come ha affermato la Giunta provinciale, “di promuovere quei valori di democrazia, rispetto dei diritti umani fondamentali, rifiuto di ogni forma di intolleranza ed autoritarismo, che sono così chiaramente espressi nella nostra Carta costituzionale”.

Grazie




 






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