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CONSIGLIO CONGIUNTO COMUNE DI BOLOGNA – PROVINCIA DI BOLOGNA - ATTENTATI DEL 7/07/2005 A LONDRA
08 luglio 2005
La Provincia di Bologna, come amministrazione e come comunità, esprime la partecipazione più profonda al dolore di tutti i cittadini britannici, e desidera comunicare il suo sostegno a coloro che risiedono nel nostro territorio e sono lontani dai loro cari e dalle loro case.
La città di Londra, luogo di lancio e cabina di regia del movimento per la cancellazione del debito ai Paesi poveri, è stata vittima di attacchi terroristici coordinati, mirati ancora una volta (come già successe l’11 settembre 2001 a New York e l’11 marzo 2004 a Madrid) a sconvolgere le vite di cittadini e lavoratori innocenti. Un messaggio chiaro e forte lanciato ai potenti riuniti in Scozia.
Stride dolorosamente la contraddizione con l’evento musicale e benefico del Live8. In quell’occasione il mondo aveva potuto sperimentare ben altro senso di comunità e di solidarietà! Il messaggio di quel giorno era la speranza nel futuro, la volontà di lanciare segnali forti a coloro che hanno il potere di cambiare la storia; la convinzione vivace e solare che la partecipazione può alleviare i dolori di un continente sofferente come l’Africa.
Ancora una volta oggi, invece, il mondo intero soffre per le ferite inferte alle sue membra.
La globalizzazione è anche questo: la capacità del mondo intero, come in occasione del Live8, di stringersi attorno ad un continente, condividerne le speranze e l’impegno per il futuro.
È, come oggi, la capacità di guardare con fraterna partecipazione alle sofferenze di un popolo e condannare in concreta unità, con fermezza, senza esitazione e sottovalutazione alcuna, ogni atto terroristico, di sopraffazione e di violenza.
Da anni i cittadini delle nazioni più potenti del mondo chiedono a gran voce la promozione della pace, della solidarietà e della giustizia, con uno sguardo che abbraccia davvero tutto il globo. Per questo è straordinariamente importante la responsabilità di essere governanti e di sedere allo stesso tavolo per il summit del G8.
Senza voler togliere valore alle responsabilità che ognuno dei partecipanti deve gestire in relazione al Paese che rappresenta – penso alla stabilità interna, alla sicurezza dei cittadini, alla salvaguardia delle economie locali – voglio sottolineare il peso immenso della responsabilità che essi hanno – e noi con loro – verso il resto del mondo.
Essere stati aggrediti non ci assolve dall’aver cristallizzato la mappa della ricchezza in una situazione di sostanziale ingiustizia. Un mondo che esige più parità, più solidarietà, democrazia, esige anche una più equa condivisione di beni. Ciò che manca oggi e che auspichiamo possa emergere nei summit internazionali è che gli Stati facciano proprie quelle scelte politiche ed economiche atte a costruire una comunità fraterna di popoli impegnata a realizzare la giustizia.
Ciò non significa giustificare la violenza che come Occidente abbiamo subito. Le nostre responsabilità non cancellano quelle degli attentatori. Anzi, è ormai evidente che l’obiettivo sensibile vero di queste menti criminali siamo noi, in quanto cittadini di sistemi democratici e fruitori di una quotidianità fatta di principi che non dobbiamo aver paura di definire sani e desiderabili.
Lungi dall’accettare un’imposizione del cosiddetto “modello occidentale” su società che si fondano da secoli su schemi altri, chiediamo che la politica internazionale, soprattutto quella comunitaria europea, lotti energicamente contro il terrorismo ed allo stesso tempo esprima una posizione salda, coraggiosa ed unitaria di promozione dei diritti dell’uomo e della necessità di combattere le situazioni di ingiustizia, iniquità e povertà su scala mondiale.
Solo una condizione di esigibilità dei diritti che oggi chiamiamo “occidentali” da quei sistemi che vi si oppongono con così efferata crudeltà potrà realizzare il sogno di una condivisione, tra sistemi di vita differenti, di quelle dimensioni comuni che sono proprie della persona, non solo dell’Occidente: rispetto della vita umana, giustizia, libertà, fraternità.
Non cerchiamo, dunque, la contrapposizione ma esigiamo un superamento delle conflittualità verso una maggiore condivisione dell’obiettivo “uomo” nella sua totalità.
Sempre attuale la frase di Martin Luther King, che considero un obiettivo e un impegno: “la fraternità (…) diventerà l’ordine del giorno di un uomo d’affari e la parola d'ordine dell'uomo di governo".
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