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VISITA A BOLOGNA DEL PRESIDENTE GIORGIO NAPOLITANO
21 febbraio 2007
Carissimo Presidente,
è davvero un grande privilegio poter partecipare a questa giornata che mi auguro di cuore possa rivelarLe, una volta di più, la bellezza di questo territorio, il tessuto di relazioni che lo caratterizza e che contribuisce all’immagine di un popolo che fa dell’accoglienza, dell’incontro, della cooperazione il suo principale biglietto da visita. Con il saluto caloroso che ho il piacere e l’onore di rivolgere a Lei Signor Presidente, vorrei dare voce anche a tutte le Province della regione, i cui rappresentanti sono qui presenti.
Le Province costituiscono l’ossatura della vasta articolazione del nostro territorio regionale. Esse raccolgono una ricca e variegata storia che da Piacenza a Rimini coinvolge territori montani e vaste pianure fino al Po, dalle colline alla costa adriatica. Un territorio di lavoro, di innovazione, di imprenditorialità diffusa e diversificata che va dai distretti produttivi fino agli importanti comprensori turistici. Territorio di città ricche di storia e cultura, ma anche di tanti centri minori che sono stati protagonisti nei secoli delle più interessanti esperienze storiche del nostro Paese, dagli Etruschi ai Celti, dai Longobardi ai Bizantini, dai liberi comuni alle prestigiose corti rinascimentali.
Le Province sono il luogo privilegiato della sintesi locale, con finalità rivolte alla conservazione attiva delle tradizioni e del patrimonio che ci viene da un importante passato, per essere valorizzato attraverso l’impegno e l’industriosa opera di tanti uomini e donne nella tensione della ricerca di un futuro equilibrato fra sviluppo economico e garanzie sociali, fra tutele per i meno fortunati ed opportunità per le nuove generazioni.
Le Province sono luogo di composizione di interessi territoriali diversificati, luogo dell’equilibrio territoriale, del fare insieme, del senso di comunità che travalica i confini dei campanili, luoghi di programmazione di area vasta, esperienza consolidata nel nostro territorio, strumento per farsi carico dei problemi di tutti in una logica cooperativa che ha reso questo territorio un modello di relazioni istituzionali.
Da questa esperienza consolidata guardiamo al futuro con grande coraggio e con la volontà di proseguire in un cammino di innovazione istituzionale che renda gli enti locali sempre di più luoghi familiari per il cittadino, luoghi di condivisione e di soluzione dei problemi. Luoghi in cui vincere sfide locali per contribuire al successo delle grandi sfide nazionali ed europee che attraversano, coinvolgendolo, questo territorio. Guardiamo per questo con interesse ai processi di riforma del sistema delle autonomie locali, condividendo lo sforzo per ridefinirne in modo efficace le funzioni, per semplificare i processi, per renderli sempre più partecipati.
Un riordino democratico, funzionale e sostenibile dei compiti di governo dei territori e delle comunità, che consegni alle Province un ruolo fondamentale per la progettazione condivisa del modello di sviluppo locale dando piena attuazione al rinnovato titolo V della nostra Costituzione.
Signor Presidente, in questa nostra terra dei liberi Comuni, a Bologna nel 1257 si scrisse il “Liber paradisus” con cui si sanciva che ogni cittadino del Comune, per essere tale, doveva essere libero ponendo in tal modo un tassello fondamentale per quella società democratica di persone libere e forti che poi trovò solenne riconoscimento nella Costituzione Repubblicana.
A partire da questa memoria noi ancora una volta ribadiamo qui davanti a Lei la volontà per un impegno che affermi con comportamenti virtuosi e scelte concrete, i valori di libertà e di giustizia sociale.
Questa è anche la città dell’Alma mater studiorum, dell’università più antica del mondo, culla della cultura e della scienza a cui bisogna nuovamente fare riferimento con determinazione, per ritrovare una spinta generatrice di creatività ed innovazione, presupposto essenziale per la ripresa e lo sviluppo economico.
La nostra, caro Presidente, è anche una storia segnata dalle impronte di tanti martiri civili, le cui tracce sono forza propulsiva per un diffuso impegno sociale con cui anche oggi i singoli e le realtà associative esprimono un protagonismo spesso silenzioso, ma quotidiano ed indispensabile per affermare e radicare gli ideali di dedizione, impegno civile e solidarietà sociale sui quali si fonda la nostra società. Questa, signor Presidente, è la terra resistente di Monte Sole, è la terra della strage alla stazione di Bologna, è la terra del dolore delle famiglie colpite dalla follia omicida della cosiddetta “banda della Uno Bianca”, è la terra dell’eroico sacrificio del professor Marco Biagi.
Molti sono stati nella storia repubblicana i riconoscimenti al valor militare e civile concessi a nostri cittadini ed alle istituzioni locali che da questa storia trovano origine. Al riguardo non posso non ricordare la motivazione, con cui nel 2006 è stata concessa alla Provincia di Bologna la medaglia d’oro al merito civile, motivazione che ritengo significativa per sottolineare la tensione verso l’operosità collettiva delle nostre genti: “La comunità provinciale bolognese, nel corso delle vicende particolarmente drammatiche della storia del Paese, dalle stragi e rappresaglie nazifasciste del secondo conflitto mondiale ai più recenti attentati terroristici ai treni Italicus e 904 e alla stazione ferroviaria, dava prova di eroico coraggio, indomito spirito patriottico ed altissima dignità morale, offrendo numerosi esempi di generoso spirito di solidarietà umana. In occasione di eventi calamitosi che interessavano il territorio della provincia e di altre zone dell’Italia e del mondo con eccezionale abnegazione e manifestando elevate virtù civiche si prodigava nell’opera di soccorso e nell’alleviare le sofferenze delle popolazioni colpite”. Questa storia drammatica e meravigliosa ha forgiato questa comunità, queste istituzioni che oggi Le rendono omaggio.
Caro Presidente accolga un forte abbraccio anche a nome delle donne emiliane e romagnole che hanno sempre lottato in prima fila nell’impegno lavorativo, nella corresponsabilità per la crescita della comunità e nella cura della famiglia assieme ad un costante impegno civile per affermare i valori di emancipazione e tutela dei diritti di tutti.
Presidente Napolitano, tutti noi vediamo in Lei l’espressione della unità del Paese. In Lei vi è la sintesi di un Paese ricco di diversità, di originali esperienze, di grandi storie. Oggi in questa occasione solenne, ci stringiamo a Lei per ribadire in modo convinto e sentito che tutti coloro che hanno a cuore il bene comune devono dare un contributo per far crescere il Paese, per cercare risposte nuove e positive ai problemi sociali ed economici e per rilanciare tutti insieme, governo, enti locali, categorie economiche e forze sociali, una prospettiva di sviluppo, per alimentare la voglia di futuro e le speranze delle nostre giovani generazioni. Questo territorio, signor Presidente, non mancherà, come sempre, di fare la sua parte.
Grazie.
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