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CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE CON ROMANO PRODI - PIAZZA MAGGIORE
6 aprile 2006
Carissime e carissimi, stasera questa piazza, pur così umida, è particolarmente calda e viva. Questa sera c’è una piazza in fermento, ci siete voi, le vostre speranze, il vostro legittimo desiderio di avere finalmente al governo dei rappresentanti che vi rispettino, che lavorino per voi, con voi e non per i propri esclusivi interessi.
Questa sera qui, insieme a Prodi, insieme a tutti noi, c’è anche tutta l’Italia che vuole cambiare.
Qualcuno, cinque anni fa, ha detto al paese: seguitemi e vi porterò lontano!
In realtà l’Italia si è ritrovata dentro a un tunnel lunghissimo. Ora il Paese chiede con forza di uscire, chiede di andare oltre il tunnel delle promesse mancate, dell’indifferenza ai reali problemi della gente, delle azioni incoerenti e della demagogia.
Adesso noi possiamo scegliere, ossiamo di nuovo ridare al Paese una spinta che lo faccia uscire dal tunnel.
Siamo un Paese dalle grandi potenzialità. Ma soprattutto abbiamo una grande dignità, ed è proprio per questo che questa sera siamo qui per dire basta!
Basta agli attacchi ingiustificati alle amministrazioni locali, le più vicine ai bisogni dei cittadini. Basta a una classe politica che fa dello scarica barile il suo fiore all’occhiello, che riconosce a se stessa meriti inesistenti e nega sfacciatamente errori e sbagli che sono sotto gli occhi di tutti.
Il 9 e il 10 aprile l’Italia darà un messaggio forte e chiaro, volterà pagina, pronta e coraggiosa come sempre nei confronti di un futuro che vuole vivere, da protagonista.
Abbiamo dato al nostro programma un titolo davvero ambizioso: “Per il bene dell’Italia”. E’ una sfida che richiede un impegno straordinario. Accettiamo questo impegno con grande senso di responsabilità. Vogliamo riportare la politica e l’esercizio della responsabilità di governo all’ unica e sola finalità: dare senso pieno alla democrazia, che è garanzia dei diritti e dei doveri fondamentali per tutti, nessuno escluso: questo è per noi il bene dell’Italia.
Tornare al governo significa volersi impegnare per servire il Paese, non per servirsene.
Siamo pronti per quest’opera di ricostruzione. Vogliamo fare nostre le domande, le attese, i sogni di chi più è stato stritolato, in questi anni, dagli effetti dell’ingordigia e degli interessi privati di pochi: penso ai giovani, ai lavoratori, alle famiglie colpite da politiche sociali deboli e scarsamente finanziate, penso alle donne, lasciatemelo dire, che accettano con coraggio le tante sfide quotidiane, senza veder riconosciuta adeguatamente la propria peculiarità, le proprie attese, le proprie speranze di vita.
Qualcuno cinque anni fa ci ha fatto credere che avrebbe messo le ali ai nostri sogni. E invece ci ha fatto precipitare rovinosamente. Noi, piuttosto che ali fasulle, preferiamo fornire al Paese delle gambe forti e robuste, perché è solo camminando, passo dopo passo, in maniera realistica e concreta, che i sogni diventano realtà.
Non ci interessa solo sostituirci a loro nel governare il Paese, ci interessa essere veramente alternativi a loro.
Assieme a Romano Prodi, che salutiamo con affetto, e riconoscenza per la tenacia con cui in questi anni ha portato avanti con serietà e responsabilità gli impegni istituzionali e politici a cui è stato chiamato, insieme per il progetto dell’Ulivo, che sarà il timone del cambiamento, tutti vogliamo farci carico di una partenza e di un cammino nuovi per l’Italia.
Nella serietà, nella responsabilità, nella qualità e nella competenza delle nostre azioni di governo, in un gusto riscoperto di tutti ad essere cittadini/e, certamente troveremo il modo non solo per uscire dal tunnel, ma per rimanerne definitivamente fuori.
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