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MANIFESTAZIONE PER IL REFERENDUM COSTITUZIONALE - Piazza Maggiore, Bologna

23 giugno 2006

Carissime amiche, carissimi amici,
Un'occasione davvero importante è il referendum costituzionale di domenica e lunedì.
E' un evento straordinario perché succederà una cosa rara: il popolo avrà in mano il potere costituente.
Avremo, noi tutti, la possibilità di rimettere in vigore la nostra Costituzione che ora è in stato di vacanza, perché il Parlamento nella scorsa legislatura ha già approvato un'altra Costituzione, non ancora entrata in vigore.
Cinquantatre articoli della seconda parte della nostra Costituzione che vengono cancellati e riscritti dalla riforma costituzionale sottoposta al giudizio degli italiani col referendum. La stessa prima parte della Costituzione, formalmente inalterata, ne verrà sostanzialmente modificata. Vedo il rischio che non si colga appieno la portata quantitativa e qualitativa della revisione costituzionale. Il pericolo che stiamo correndo è grande così come il silenzio e la disinformazione. E' necessario evitare che passi l'idea che la posta in gioco sia quella di affidare alcuni poteri in più alle Regioni e al massimo ridurre il numero dei parlamentari e rendere più "efficiente" l'azione di governo.
Essa definisce una nuova forma di governo, cambia la struttura del Parlamento, modifica la forma dello Stato, riscrive i rapporti fra Stato e Regioni, rivede sostanzialmente i poteri e le funzioni degli organi di garanzia. Incide sui principi del nostro sistema costituzionale, sulle garanzie dei diritti e delle libertà dei cittadini, sulle regole democratiche e sugli strumenti della democrazia.
Di questo stiamo parlando.
Il nostro sarà dunque un voto costituente. Nessuno di noi pensa che la Costituzione debba essere intoccabile. Dossetti affermava nel 1994: "Non si vuol dire che non ci siano cose da cambiare, in corrispondenza delle grosse modificazioni intervenute nella nostra società negli ultimi decenni" ma diceva ancora Dossetti "c'è una soglia che deve essere rispettata in modo assoluto. Certo oltrepasserebbe questa soglia una disarticolazione federalista dello Stato. E ancora oltrepasserebbe questa soglia qualunque modificazione che si volesse apportare ai diritti inviolabili civili, politici, sociali previsti dall'attuale Costituzione. E così pure va ripetuto per una qualunque soluzione che intaccasse il principio della divisione e dell'equilibrio dei poteri fondamentali, legislativo esecutivo e giudiziario."

E' al superamento di questa soglia che Domenica e lunedì vogliamo e dobbiamo dire di NO.

Forse in questi anni ci siamo un po' dimenticati della Costituzione: pochi volonterosi ne hanno tenuti alti le potenzialità e il significato. Oggi che siamo chiamati a salvarla, forse cominciamo a conoscerla davvero. Dovremo assumerci in pieno il compito di farla vivere sempre nella nostra società, di richiamarne l'attualità, di farla sentire propria alle persone più giovani.

Calamandrei ricordava nel "Discorso agli Studenti Milanesi", nel 1955, come La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l'impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità". Dobbiamo appropriarci di nuovo, speriamo non troppo tardi di qualcosa che davamo per scontato: forse ci siamo adagiati sul dono fattoci dai nostri padri.
Nella nostra Costituzione confluirono le tre grandi culture del Paese (cattolica, comunista/socialista, laico liberale ) in una sintesi così perfetta da essere coerente con ciascuna delle tre ispirazioni.
Su quella Costituzione tutti hanno potuto dire noi, hanno potuto dire la nostra Costituzione: quale strada chiara e luminosa anche per l'azione di oggi.
Nella Costituzione italiana c'è il respiro delle grandi speranze sull'uomo, quelle che danno radici salde alla convivenza nella giustizia e nella pace, e dunque alla democrazia.
Sappiamo a che cosa rinunciamo se passa la nuova Costituzione?

Il criterio fondamentale con cui valutare la nuova Costituzione: porta a un di più di democrazia? La risposta a questa domanda è NO.

Primo perché questa riforma non chiude la transizione costituzionale. Non pone le basi per la costruzione di un moderno Stato federale. Al contrario, mescola contraddittoriamente derive secessioniste e rivincite centraliste, minaccia l'unità nazionale e la coesione del Paese, soffoca l'autogoverno locale, mette a rischio l'universalità dei diritti e delle libertà costituzionali. Aumenterà non diminuirà, il contenzioso tra Stato, Regioni, enti locali, l'ingovernabilità e la confusione istituzionale.

Secondo perché questa riforma apre una grande questione democratica. Abbandonata la forma di governo parlamentare, questa riforma non approda da nessuna parte: non si ispira a nessuno dei modelli sviluppati dall'esperienza costituzionale delle democrazie moderne. Delinea una forma di governo unica al mondo, basata sulla dittatura elettiva di un uomo solo. Il Parlamento è alla mercè del Primo Ministro. Esasperando la personalizzazione del potere: il popolo è sovrano per un giorno, quello delle elezioni e poi suddito per cinque anni.

Terzo perché la riforma indebolisce il sistema delle garanzie democratiche e costituzionali, invece di renderlo più forte, per equilibrare i maggiori poteri conferiti alla maggioranza, al governo e a chi li guida.

Non siamo pregiudizialmente ostili al cambiamento: se i diritti sociali e civili acquisiti per noi dai nostri padri non sono più coerenti con un tessuto sociale profondamente cambiato, i principi da cui quei diritti sono scaturiti e la tensione morale che li ha determinati li riteniamo ancora assolutamente validi, da attualizzare oggi.
E' importante che si valuti liberi da condizionamenti e da scelte aprioristiche, dettate più dalle appartenenze che da giudizi maturi.
Che senso ha sostenere che attraverso il voto di domenica si vuole dare una lezione a qualcuno? Stiamo parlando del Paese di tutti, della Costituzione di tutti, della sorte di popolo che condivideremo.
Con il si non si cambia, con il no si può cambiare, perchè
noi diciamo no, ma guardando avanti.
Sconfiggiamo il progetto di demolizione insito nella nuova Costituzione.
Fermiamo questa riforma. Poi mettiamo in sicurezza la nostra Costituzione. Come? Consolidiamo nella coscienza di tutti il significato del valore della Costituzione, come carta dei riferimenti comuni su cui si fonda la nostra convivenza e la nostra identità nazionale e poi, nella fedeltà a quei principi fondamentali e attualissimi della Costituzione di 60 anni fa, introduciamo quelle motivazioni che consentono di garantire quei diritti e quelle libertà, nello scenario del secolo XXI°.
E' l'esigenza di stabilità, del ruolo di garanzia dei diritti e delle libertà di tutti, proprio delle costituzioni democratiche, che richiede che si lavori per larghe intese tra maggioranza e minoranza.
Io mi auguro che la sapienza di tanti uomini e donne di buona volontà che ha costruito i passaggi più luminosi della nostra storia repubblicana sia patrimonio anche oggi di tutto il popolo italiano.





 






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