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DISCORSO IN CONSIGLIO PER IL 14° ANNIVERSARIO DEL SALVEMINI
07 dicembre 2004
Il 6 dicembre del 1990 un aereo militare piombava sull'Itc Salvemini di Casalecchio di Reno portandosi via 12 ragazzi, lasciando molte decine di feriti e cambiando per sempre la vita di tanti altri.
Una tragedia che oggi, a 14 anni di distanza, vogliamo ricordare in questo Consiglio provinciale così come ieri hanno fatto a Casalecchio il sindaco Gamberini e la "nostra" assessora Lembi, ieri studenti del Salvemini oggi amministratori, un bel segno di speranza per il futuro in giorni in cui tanto si parla del rapporto tra giovani e politica.
La strage di Casalecchio è entrata a far parte della memoria collettiva della nostra comunità che purtroppo è costellata di fatti drammatici, diversi tra loro per cause, circostanze, epoche storiche, ma tutti ormai iscritti indelebilmente nella storia di Bologna e del suo territorio.
Il 2 agosto, l'Italicus, il rapido 904 Napoli-Milano, Ustica, la uno Bianca e l'eccidio del Pilastro (avvenuto un mese esatto dopo quello del Salvemini). Bologna e la sua gente hanno vissuto insieme queste tragedie, hanno sofferto, si sono battuti nei processi al fianco dei familiari, hanno ricordato sempre in maniera composta dimostrando maturità democratica e senso delle istituzioni.
Non sembri una forzatura collocare la strage di Casalecchio in questa terribile sequenza che ho rapidamente ricordato.
Un aereo militare senza pilota è piombato su una scuola e ha ucciso 12 ragazzi. La giustizia ha fatto il suo corso e non è questa la sede per esaminarlo.
Certo la vita umana è segnata dal caso. In certe circostanze però il destino perde i caratteri della casualità per assumere quelli del prevedibile e dell'evitabile.
Per un altro motivo credo che la strage di Casalecchio debba rappresentare un pilastro della memoria della nostra comunità.
Ha evidenziato un paradosso quanto mai attuale. Un paradosso che già pochissimi giorni dopo il 6 dicembre 1990 in quest'aula i miei predecessori evidenziavano e che voglio riprendere perché, purtroppo, oggi è ancora evidente: ogni anno enormi risorse continuano ad essere destinate allo sviluppo dell'apparato bellico mentre pochissime risorse sono destinate alla scuola.
Eppure i mezzi militari sono inevitabilmente destinati alla distruzione di vite umane mentre nella scuola, tra mille difficoltà, si cerca di costruire i nuovi cittadini, il mondo futuro, in ultima analisi la vita.
Nella sua tragicità la vicenda del Salvemini evidenzia questa contraddizione e ci porta questo insegnamento.
Vorrei inoltre sottolineare un aspetto importante della memoria e del ricordo, un aspetto che - mi sembra - in questo ultimo periodo ha assunto una rilevanza che non sempre è stata tale: mi riferisco all'attenzione e al sostegno alle vittime. Mi fa quindi molto piacere che le iniziative di quest'anno, che hanno come titolo: "Vittime… non sole. Nuovi percorsi di solidarietà e sostegno alle vittime di reati e calamità", riportino al centro la tutela delle persone colpite da questi drammi.
Massimo sostegno dunque ad iniziative come quelle del "Centro per le vittime di reati e calamità" ideato dall'Associazione Vittime del Salvemini che dovrebbe aver sede proprio nella scuola di Via del Fanciullo luogo della tragedia di Casalecchio ora recuperato e sede della Casa della Solidarietà.
Un'attenzione, quella verso le vittime, testimoniata anche dalla nascita, qualche settimana fa', della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati" cui anche la Provincia di Bologna ha aderito.
Ancora quindi a 14 anni di distanza siamo qui a raccogliere e rilanciare quello che leggemmo su uno striscione portato dagli studenti al funerale di quei 12 ragazzi: "mai più morti per una guerra che non c'è".
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