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discorso di lancio - 19 aprile 2004
 
 
LA PROVINCIA: PATTI PER AMMINISTRARE IL FUTURO

Sono davvero onorata della candidatura alla Presidenza della Provincia. Guardo con trepidazione in avanti, con l'impegno e la determinazione di corrispondere pienamente alla responsabilità che questa comporta, ora, in questa campagna elettorale e più avanti, quando vincendo ci assumeremo l'onere di questo nostro compito.
Alle spalle l'esperienza di questi anni: occuparsi di formazione in un tempo di grandi novità (e fatiche) nella relazione con dirigenti scolastici, amministratori, famiglie e tanti altri soggetti, è stata un'esperienza davvero molto forte. Una partita che abbiamo condotto assieme, per il dimensionamento e l'autonomia delle scuole, il diritto allo studio, le conferenze territoriali per il miglioramento dell'offerta formativa, l'edilizia, gli indirizzi scolastici…
Guardo avanti: il futuro non sarà per me un'esperienza solitaria, lavorare insieme sarà la nostra modalità quotidiana dell'amministrare.

Non è casuale la modalità dell'incontro di stasera: ho voluto che fosse proprio in questa forma, che esprimesse da un lato la varietà, la diversità delle realtà del nostro territorio provinciale, dall'altro la visibilità delle grandi potenzialità di un governo integrato. Come amministratori saremo collegati, uniti non solo dal dovere delle nostre competenze, ma anche e soprattutto dalla forza di grandi prospettive comuni per il bene di tutti i cittadini di questo territorio.

Nelle prossime settimane elaboreremo il programma provinciale: ad esso ci dedicheremo insieme per esprimere le potenzialità e le risorse di tutta la coalizione.
Stasera vorrei che ci fermassimo un poco, piuttosto, quasi come premessa, a ridirci, a riconfermarci alcuni punti saldi, che vogliamo connotino la nostra identità e la nostra azione di amministratori di centro-sinistra: perché è nella certezza di questo patrimonio condiviso che possiamo sperare di essere capaci di promuovere azioni di governo per il bene di tutti.

Nessuno si offenda, se partiamo da noi stessi, amministratori già oggi e/o candidati ad esserlo domani.
E' un fatto assodato che un agire politico autentico, in particolare una funzione di governo, debba fondarsi sulle virtù umane: " Per te stesso -dice Socrate ad Alcibiade che lo interroga su quali requisiti debba avere un buon uomo di governo - devi prima conquistarti la virtù, tu o chiunque altro che voglia governare e prendersi cura non solo privatamente di sé e delle sue cose, ma anche dello Stato e dei suoi affari".
Senza la virtù il potere rischia di avere effetti devastanti per sé e per gli altri: dal modo in cui saremo, dipenderà anche l'ordine delle cose.
E' da questa consapevolezza e da questa scelta che noi come persone e come amministratori ricaviamo una resistenza a tutto campo, perché oggi avvertiamo che è in gioco davvero la sopravvivenza della natura stessa della politica e quindi del costume sociale che sta alla base della democrazia.

Siamo in presenza di fenomeni assolutamente preoccupanti.

C'è da preoccuparsi quando il primato del soggetto viene interpretato con la logica di Sansone: peso sociale, peso economico e perfino l'attraenza personale per rivendicare diritti individuali e di gruppo, opponendosi di fatto al compito dello Stato nell'azione di garanzia dei più deboli: quietamenete e drammaticamente si sta passando dall'etica all'estetica.
Impressionante è anche la fortuna in ascesa di una logica decisionistica che non ha la pazienza di costruire il consenso e opera con il sondaggio dei desideri. Certamente i nuovi meccanismi elettorali ed i nuovi ruoli istituzionali sono stati introdotti per favorire il momento della decisione rispetto a quello della rappresentanza: noi però non amiamo che le decisioni siano prese sempre più in alto, perché siamo convinti che la sovranità appartiene al popolo e vorremmo che nel tempo della verticalizzazione del potere e della personalizzazione estetica i cittadini si lasciassero attrarre e affascinare da quanto dice la Costituzione (art. 49): "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale". Il metodo democratico, la partecipazione sono i rimedi a questa deriva.

Ed ancora come fenomeni preoccupanti: le ragioni del profitto, dell'efficienza e della competitività assunte come fine, stritolando le ragioni della solidarietà e del bene comune.

Una politica intesa come sfacciato palcoscenico dei personaggi vincenti, che chiedono deleghe per governare sulla base di promesse generiche e poco credibili.

Una logica della conflittualità che interpreta tutto secondo la categoria amico- nemico. Il sacrosanto superamento del consociativismo non può annullare lo sforzo di cercare valori presenti in tutte le forze: vincere non legittima a prescindere totalmente dalle ragioni dell'altro.
Se la dialettica è parte essenziale della democrazia, e la decisione il momento dell'assunzione di responsabilità di governo, il conflitto non può essere la normalità e l'obiettivo delle nostre azioni
la pace, che speriamo per tutto il mondo, la vogliamo anche vicino.

Vorrei che insieme, a partire da stasera, stringessimo una sorta di patto: attraverso l'esercizio della propria responsabilità amministrativa, ciascuno di noi lavori, insieme lavoriamo perché tutti i cittadini possano vedere e apprezzare il volto amico delle istituzioni.
Compito della polis è promuovere tutte le persone: lo dimostreremo operando scelte preferenziali che potranno anche risultare costose, ma a cui, se è per il bene comune, non rinunceremo mai.
Un patto dunque per amministrare il futuro, facendo del futuro il criterio delle nostre scelte di ogni giorno. Il futuro sarà il criterio delle nostre scelte di ogni giorno.

L'esperienza diretta che ho della Provincia - sono Assessore dal '97 - è di cantiere operoso in evoluzione , dentro all'amplissimo percorso di decentramento in senso federalistico avviato dagli anni 90 fino alla rivisitazione del titolo V della Costituzione.
E' stato ed è un cammino che ha ridisegnato profondamente la fisionomia della Provincia. Il Presidente Ciampi ospite di una recente Assemblea dell'UPI si è espresso in questi termini: "… il patrimonio di storia, di cultura civile, amministrativa ed economica che le Province italiane rappresentano è risorsa preziosa per l'intera Repubblica. Istituzione fra le più antiche, la Provincia promuove l'innovazione amministrativa, la qualità e l'efficienza dei servizi per lo sviluppo locale, secondo i principi di sussidiarietà, di trasparenza, di leale collaborazione e di partecipazione. Valorizzare le identità e le culture del territorio nell'alleanza delle autonomie, garantisce coesione sociale, stabilità e buon governo; rafforza nella coscienza civile la fiducia ed il sentimento di appartenenza alla patria italiana e a quella europea…"

Sarà presto disponibile il consuntivo della Giunta provinciale uscente - la Giunta del Presidente Prodi : credo che si potrà leggere ed apprezzare secondo alcune ottiche significative.
Quella del governo vicino, soprattutto per le importanti funzioni di esercizio diretto; quella dell'integrazione e del coordinamento delle politiche, dei soggetti e delle azioni, non soltanto all'interno della stessa Amministrazione provinciale, ma anche nell'area vasta. Abbiamo cercato di creare occasioni, opportunità, strumenti, che pur non appartenendo sempre all'obbligatorietà delle competenze hanno favorito collaborazioni, intese, circoli virtuosi e , perché no? anche un tessuto umano di relazioni più ricche: un capitale inestimabile anche per portare a termine le operazioni e le imprese più dure.

Ricordo che ero stata appena nominata Assessore e un conoscente mi chiese dove lavorassi. Io risposi: "In Provincia". E lui insistette: " Sì, ma dove?", desideroso evidentemente di potermi immaginare collocata o verso Palata Pepoli o verso Prunaro. Sicuramente quello era un cittadino poco diligente, e quindi l'aneddoto vale quello che vale. Ma se ne è fatta di strada - in questi anni - nella direzione dell'avvicinamento di questo livello territoriale di governo alla percezione e all'esperienza dei cittadini.

Vorrei che tutti i cittadini, oltre a poter beneficiare di una nostra efficace azione di governo, ne fossero davvero consapevoli. Penso soprattutto ai giovani, chiamati a votare per la prima volta: so che servirebbero tante attenzioni, perchè potessero sentire la bellezza e la responsabilità dell'esercizio di questo loro nuovo diritto e dovere che è il voto, quale momento per tradurre in opportunità le loro attese.
Non c'è dubbio che ci sia un forte bisogno anche di informazione, capace di farsi largo all'interno del frastuono dei più svariati messaggi e di aprire il varco a un qualche rinnovato interesse per ciò che è di tutti, che può crescere veramente solo se affidato all'impegno e all'interesse di ciascuno.
In questi anni di Assessorato ho avuto il privilegio di tanti incontri e tanta collaborazione sul territorio, e vorrei che questo continuasse. Anche dopo le elezioni, quando avremo vinto, dovremo aprire e consolidare molti canali diretti di comunicazione, davvero guardando con particolare premura ai cittadini più giovani per consolidare una reciprocità di attenzione su cui meglio è possibile costruire progetti e percorsi.

Il lavoro della Giunta provinciale rappresenta il significativo punto di partenza per l'impegno della prossima legislatura, che declineremo e svilupperemo in termini contestuali di continuità e di innovazione.
Vorrei qui limitarmi ad esprimere alcuni riferimenti forti per il lavoro futuro, quasi paradigmi di un buon governo a questo livello, ispiratori di una più complessa e articolata programmazione, che come ho già detto deve poter raccogliere ed esprimere tutta la ricchezza della coalizione e trovando già - peraltro - nell'accordo per Bologna 2004 un importantissimo riferimento.


1) Persone, cittadinanza, comunità

Attraverso la nostra azione di amministratori ci poniamo l'obiettivo di dare rinnovata concretezza ed attuazione ai principi fondamentali della nostra Costituzione. Non è solo un richiamo formale, ma il nostro modo
In quei principi, così luminosamente espressi nei primi 12 articoli, ritroviamo la sintesi del nostro impegno nei confronti delle persone, di ogni persona, e il contenuto più autentico delle funzioni da esercitare.

In essi riusciamo a ricomporre seriamente le esigenze personali e comunitarie a cui dare risposta.

Risposta al senso e al valore di ogni età della vita delle persone: i bambini, i giovani, gli adulti, gli anziani. Alla vita comune di un Paese civile non può essere detratta nessuna stagione di vita. Perché portatrice di una insostituibile ricchezza.

Risposta alle relazioni e ai legami tra le persone, da quelli familiari a quelli che variamente favoriscono la crescita, il benessere e la possibilità di partecipazione di ciascuno ( parentele, amicizie, gruppi sociali, culturali, ecclesiali, politici…).

Risposta alle nuove identità, non per congelamento o per semplice giustapposizione delle differenze, ma come ricerca di ciò che unisce e che fa crescere.

Risposta alle domande di uguaglianza non solo come pari opportunità di partenza, ma anche come esigenza di recuperare gli squilibri che possono sempre manifestarsi nella vita delle persone.

Risposta al diritto di apprendere secondo le esigenze delle età per tutto l'arco della vita, al diritto alla protezione e alla piena integrazione sociale.

Risposta alla domanda di tutte quelle esperienze che hanno a che fare con la gratuità e la complessa dimensione immateriale dell'esistenza.

Insomma, non vogliamo limitarci a fare cose positive per i cittadini, ma intendiamo assicurare le condizioni per ricomporre e consolidare i diritti di cittadinanza di tutti.


2) Sviluppo del territorio e qualità della vita

Siamo ben consapevoli che la qualità della vita delle persone e delle comunità è la risultante di un complesso e delicato intreccio di aspetti e fattori di natura sociale, economica ed ambientale: sarebbe irresponsabile ritenerli separati in una impossibile ininfluenza reciproca o lasciarli ad una altrettanto improbabile evoluzione naturale positiva.
Molti nessi purtroppo si sono già dissolti all'interno di questa cornice, provocando diseguaglianze, squilibri e rovesciamento di rapporti, come quello gravissimo tra relazioni economiche e relazioni sociali.
Si tratta proprio di far tornare i conti, non solo ovviamente in senso reale: attraverso l'esercizio dei compiti di indirizzo e di controllo dei vari livelli di governo dobbiamo provare a tenere insieme strutture produttive, lavoro, ambiente.
La Provincia, detentrice di funzioni e competenze forti in queste materie, diventa cardine essenziale nelle politiche di attuazione di questo sviluppo.
Per la nuova Provincia occuparsi di queste materie non vuole dire concorrere sul piano delle competenze per strappare qualche piccolo spazio in più di potere e nemmeno uniformarsi al ruolo di esecutore di decisioni già prese ad un livello più alto. La Provincia trova forza ed identità in due scommesse: far partecipare i propri servizi a pieno titolo e con competenza ai sistemi di filiera e, nello stesso tempo, orientare le proprie azioni in chiave locale per avvicinare gli interventi ai bisogni delle persone e del territorio riproponendo questa dimensione come il punto centrale della propria azione.

Persone, imprese, territorio sono le parole chiave attraverso cui filtrare le politiche attive di sviluppo socioeconomico. Uno sviluppo compatibile che punta ad una crescita collettiva attraverso la coesione sociale; un modello di sviluppo locale che non si nasconde alle sfide della "competizione globale", ma che, contemporaneamente, pone al centro della valutazione di impatto delle proprie politiche sia le persone, a cominciare dalle fasce più deboli, sia il lavoro e le imprese, con l'occhio puntato prioritariamente a quelle di piccole dimensioni.
"Non uno di meno" nel promuovere la crescita personale e professionale delle giovani e dei giovani, delle donne e degli uomini della nostra provincia, perché sono loro la vera promessa di sviluppo su cui investire oggi per il futuro.
"Pensare globalmente" per promuovere una crescita del benessere e della capacità competitiva del sistema economico locale che sia nello stesso tempo senza confini e aperta al nuovo, come pure solidale ed eticamente sostenibile.
"Cooperazione" come modello delle relazioni sul nostro territorio per sviluppare reti coerenti di soggetti che responsabilmente concordano e perseguono orientamenti condivisi. Cooperazione, come modello delle relazioni con altri territori, altri Paesi, altri popoli per sperimentare e verificare attraverso questi rapporti un modello di crescita allargato, aperto e solidale.. Cooperazione infine come responsabilità verso le nuove generazioni nei confronti delle quali crediamo di avere il dovere sia di trasmettere la nostra storia e la nostra esperienza sia di orientare le nostre decisioni, valutandone l'impatto nel tempo, perché possano oggi impiantarsi le basi dello sviluppo futuro. Il futuro sarà il criterio delle nostre scelte di oggi.



3) Assetti istituzionali e relazioni per il governo del territorio e la partecipazione

Il progressivo conferimento di competenze dal centro alla periferia dei territori ci dovranno impegnare in particolare attorno a un lavoro ampio e condiviso per esplorare la valenza e sperimentare l'efficacia di un governo pienamente integrato nel territorio.
Applicando i principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione, vogliamo valorizzare e ottimizzare le competenze di ciascuna realtà, titolare di funzioni.
Vogliamo creare le condizioni per una reale integrazione delle opportunità, evitando irrigidimenti di nuovi poteri, arroccamenti di posizioni, zone franche.
Nessuna arida ingegneria istituzionale: vogliamo che il nostro possa essere utilizzato e percepito come governo di prossimità e di efficacia per i cittadini.
L'allenamento e il tirocinio a questo riguardo nell'area vasta sono indubbiamente già di notevole profilo non solo in termini di strumenti innovativi attivati per il coordinamento delle politiche nell'area vasta, ma anche in termini di soggetti antichi e recenti in grado di coniugare specificità di funzioni e loro interazione.
Penso alle Comunità montane interessate attualmente da una recentissima legge regionale che lancia nuove scommesse, prevedendo nelle Intese istituzionali e nei conseguenti accordi quadro forme inedite di governo integrato.
Penso alle realtà intercomunali formatesi negli ultimi anni (Unioni e Associazioni) sia pure per l'ambito limitato della gestione coordinata dei servizi.
Penso al Consorzio del Circondario imolese, il cui profilo sarà ulteriormente definito da apposita legge regionale, ma che già costituisce una buona prova di unitarietà di governo e di decentramento di funzioni.
E davanti a noi il cammino della Città metropolitana. Vorrei immediatamente e ovviamente che si mettesse da parte l'approccio miope alla questione in termini di contrapposizione o di conflittualità tra Comune capoluogo e Provincia: è troppo rilevante la posta in gioco per "incastrarla" nella gabbia di più o meno potere da cedere o da acquisire. E' in gioco la coerenza tra la dimensione territoriale dei grandi terreni di azione degli Enti Locali e gli assetti istituzionali adeguati, dalla mobilità alle politiche ambientali, dagli assetti territoriali ed urbanistici al sistema del welfare e delle politiche di cittadinanza.
Nel prossimo mandato dobbiamo porci l'ambizioso obiettivo di promuovere il percorso che ci porterà alla Città metropolitana e tale percorso non potrà prescindere da alcune condizioni: che tutti i Comuni interessati nel processo di realizzazione siano coinvolti, che il Comune capoluogo e la Provincia maturino consonanza di vedute e che le assemblee elettive siano pienamente partecipi.
Nella certezza dei riferimenti, normativi e legislativi, partendo insieme dall'individuazione delle funzioni e dei servizi che richiedono un governo di area vasta, dobbiamo dare la garanzia di un processo partecipato, attento alle esigenze delle comunità interessate, alle potenzialità del territorio per arrivare alla definizione della fisionomia della Città metropolitana pienamente rispondente alla nostra specifica realtà.



4) Politiche di pace vicino e lontano

La pace è promozione della giustizia: un interesse generale per la cui piena realizzazione ogni scelta personale e pubblica ha rilevanza. Io sono convinta che l'amministrazione del territorio rappresenti un laboratorio efficacissimo per la promozione della pace: politiche, progetti e azioni tesi a realizzare obiettivi che sono condizioni imprescindibili per la pace. Non è presunzione, ma seria responsabilità dire che anche la Provincia di Bologna è importante per la pace nel mondo.
Accogliere, integrare, partecipare, mediare, promuovere sono le azioni della pace, qui.
La pace deve essere una questione di ordinaria amministrazione, come scelta di fondo che le dà l'impronta caratteristica.
In questo humus intenzionalmente perseguito ogni giorno possiamo e dobbiamo porre e far crescere iniziative, strumenti e imprese di pace che allarghino la tenda della nostra convivenza.
Con la Fondazione Scuola di Pace di Monte Sole, con l'Osservatorio Provinciale sulla Cooperazione realizzato in collaborazione con l'Università, con i progetti in sintonia con la Regione per la promozione di una cultura dei diritti e della pace, abbiamo cominciato a fare la nostra parte. Fra i compiti che ci aspettano, vogliamo senz'altro rafforzare e qualificare la rete provinciale per la cooperazione e la solidarietà, per unire le energie e le volontà delle Amministrazioni locali, dell'associazionismo, della cooperazione e del mondo del volontariato. Perché la pace, per non essere soltanto un' etichetta o la bellissima bandiera che abbiamo esposto, deve passare per la testa e il cuore di ognuno di noi. E perché in questi anni sono sorte tante bellissime energie, ed è nostro dovere evitare che vadano perdute nello scoramento o nella disillusione. O, cosa più triste ancora, nella burocrazia.

La pace passa per ognuno di noi. E allora io ho una suggestione per il futuro: le comunità di immigrati presenti nelle nostre comunità possano contribuire a realizzare ponti di solidarietà e di amicizia fra la nostra e le loro terre di origine, per avviare rapporti di collaborazione proficui e durevoli. Perché insieme possiamo cominciare a realizzare quella globalizzazione della solidarietà che sola può contrapporsi efficacemente agli ingiusti divari del mondo di oggi.



 






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