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biografia

4/6/2009 - Piazza Maggiore, discorso chiusura campagna elettorale


Venire in piazza è sempre un gesto impegnativo, sia per chi riempie la piazza, sia per chi le parla.
Abbiamo in comune un appuntamento importante, le elezioni del 6/7 giugno, decisivo per ciò che succederà dopo.
Qualcuno – e non di noi – negli anni ha fatto scempio della parola “patto”, ma qui stasera è il caso di usare questa parola, nella pienezza e serietà del significato.
Fare un patto è scelta e gesto di responsabilità nei confronti di questo territorio e del nostro Paese. Un patto che riguarda cose importanti, irrinunciabili, per la buona e civile vita democratica.
Intanto insieme vogliamo continuare a fare esercizio di responsabilità per quanto riguarda le condizioni di vita oggi nel nostro Paese. Non siamo sul set di un film o di una fiction: il nostro Paese, nelle sue forze e nelle sue debolezze, sta attraversando un tempo delicatissimo da maneggiare con intelligenza e competenza.
Non cambiano la situazione, nè la ripetizione di frasi fatte, che si vuole vengano accettate come vere nè l’eliminazione di fatti che si vuole vengano ignorati: così ci ha abituati il Governo.
Le fatiche del tempo attuale sono chiare a tutti.
Solo chi governa con bende sugli occhi non vede e vaneggia di percezioni psicologiche, di vie di fuga fantasiose, di imminente ripresa.
Quando si danno con verità i numeri della crisi attuale, non è per terrorizzare qualcuno, ma perché senza conoscenza e consapevolezza non si può né intervenire efficacemente né condividere sforzi e impegni per reagire. E’ necessario che le comunità abbiano la certezza che chi li governa stia con loro, dalla loro parte, per accompagnare, orientare, decidere, senza giocare o affidarsi a facili annunci.. Questo è il ruolo, prezioso ed insostituibile, degli Enti Locali, Comuni e Provincia, e noi ci candidiamo a governarli per i prossimi 5 anni.
Fare un patto significa condividere punti di riferimento.
Non è stantia, non è superata, non è un complotto della sinistra o dei media quella prima parte della nostra Costituzione che continua a inchiodare senza appello Governo e Capo del Governo alle loro responsabilità.
Quella prima parte parla di lavoro come fondamento della nostra Repubblica e della necessità che tutti siano messi in grado di lavorare per contribuire alla società di cui si fa parte.
Parla di uguaglianza dei cittadini, con pari dignità sociale.
Parla di quella particolare forma di libertà che è l’autonomia delle comunità per risolvere questioni locali.
Parla di promozione della cultura e della ricerca. Parla di rispetto delle norme del diritto internazionale e di rifiuto della guerra.
Su questi cardini nel nostro territorio il patto tra cittadini e amministratori è già saldissimo: lo dimostrano i risultati raggiunti di coesione sociale e di sviluppo, lo dimostra la determinazione con cui cerchiamo di respingere gli attacchi del Governo a tutto campo.
Noi vogliamo continuare a governare con lungimiranza, a costruire non su false speranze, ma non senza speranza, perché ce la possiamo fare.
Il patto deve riguardare anche alcuni prerequisiti non negoziabili particolarmente per chi ha responsabilità di governo e di amministrazione: l’onestà, il rigore, la serietà. Se non si prova ad essere saggi e seri, se non si sceglie di mettersi a servizio del bene comune, ogni risultato è gravato da pesanti ipoteche: non si può governare se si oscilla tra frivolezze e tribunali.


Di fronte a questa realtà avvilente, - che mi auguro non tenti più nessuno - mettiamoci nei panni di chi oggi è più debole nella nostra società: dei giovani che non possiamo nutrire solo di passioni tristi e di ricreazione, dei poveri - vecchi e nuovi - che ci chiedono di combattere la povertà e non loro, di chi ha talenti e opportunità e aspetta sostegni e incoraggiamenti.

Il patto è per loro, perché vogliamo un Paese diverso, che custodisce e promuove il suo futuro: il nostro cammino di oltre 60 anni dopo la guerra è lì a testimoniare un’opera intelligente e feconda di ricostruzione e di consolidamento delle condizioni materiali, morali, civili, formative della convivenza: certo anche con fatiche, cadute, strappi, ma in una solida garanzia dei fondamentali della nostra Costituzione.

I nostri Enti Locali saranno lì, con le nostre politiche per l’istruzione, il lavoro, le infrastrutture, la tutela dell’ambiente. Dalla parte dei cittadini, con i cittadini. Chiediamo al Governo di non scaricare sugli Enti Locali le proprie incapacità di sanare il bilancio centrale. Chiediamo di poter investire i nostri soldi per le nostre scuole, le nostre strade, le nostre infrastrutture. Chiediamo un patto di stabilità che sia di vera stabilità, non una cervellotica elaborazione matematica il cui esito sia che lo si rispetta non pagando i fornitori, pur avendo le risorse per farlo.

Mettiamo a disposizione il nostro impegno, la nostra competenza, la nostra sobria onestà. Siamo convinti che lo snellimento della pubblica amministrazione si può e si deve fare, ma senza svilire il ruolo delle Istituzioni scolpito da 61 anni nella Carta Costituzionale. Siamo convinti che il nostro territorio sia un bene prezioso, e dunque lo si debba governare in modo coordinato, per gestire gli equilibri sociali, ambientali ed economici e risolverli facendo tutti passi avanti piuttosto che arroccarsi sulle rendite di proprietà di chi ovviamente già ha. Che modo di governare è quello che si limita a offrire un +20% di cubatura per costruire in deroga a ogni regolamento?

L’Emilia-Romagna non è cresciuta così, Bologna non è cresciuta così. Qui la logica del Far West non ci appartiene. E non ci vengano a dire che questo è liberismo, perché non c’è libertà senza solidarietà, sociale ed intergenerazionale.

Noi siamo una squadra, come tutti a volte giochiamo bene e altre meno. Ma siamo abituati a metterci la faccia ogni giorno, lavorando ogni giorno. Sulle schede elettorali troverete i nostri nomi, non quello del leader nazionale, nella finzione che egli sia candidato a tutto, dal Parlamento Europeo, in ogni collegio dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, fino al più piccolo quartiere o al più lontano Comune. Questa non è politica, è fiction: noi siamo altro. A nessuno deve essere consentito lo smantellamento di un grande patrimonio che ha le sue radici nella Costituzione repubblicana: noi vogliamo essere baluardo di questo obiettivo, ad ogni costo.

Dateci fiducia, per poter ancora costruire insieme.


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